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La regolazione affettiva - Vivi le tue emozioni!

2020-12-23 16:30

Dott.ssa Falce Rosita

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La regolazione affettiva - Vivi le tue emozioni!

Articolo a cura della Dott.ssa Rosita Falce, Laureata in Psicologia Clinica e della Salute

Le emozioni, oltre a prepararci all’azione o a comunicare agli altri come ci sentiamo, servono anche a colorare, attraverso tante sfumature, ogni attimo del nostro mondo interno, favorendo la comunicazione con noi stessi, su come ci sentiamo e su come stiamo. Esse scandiscono il passare dei minuti del nostro tempo interiore, consentendo di creare all’interno della nostra mente un album di ricordi tutti diversi tra di loro per via delle connotazioni emozionali che li definiscono.

 

Ogni emozione ha la sua importanza, perciò ognuna di esse deve essere accolta, ascoltata, elaborata. Ma ciò non sempre avviene. Molto spesso accade infatti che, presi dalla smania di vivere una vita tutta in discesa, ci dimentichiamo che è necessario affrontare prima la salita. Ricerchiamo soltanto emozioni positive dimenticando però che anche quelle negative sono importanti, motivo per cui non bisogna metterle a tacere, anzi è necessario imparare a conviverci e a dargli voce, in virtù di un maggiore benessere personale. Contrastarle non farà altro che soffocarle e aumentare il loro effetto quando verranno a galla, alla ricerca di un loro spazio per poter esistere.

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Pensando all’importanza delle emozioni, mi viene in mente un cartone animato della Pixar, “Inside Out”, che illustra attraverso le vicende di una giovane adolescente quanto la convivenza tra le emozioni sia importante per lo stare bene di ogni persona. Ci sono Gioia, Paura, Disgusto, Rabbia e Tristezza; quest’ultima ha catturato la mia attenzione.

All’inizio Tristezza crea diversi problemi al resto del gruppo, facendo vivere momenti di sconforto alla giovane Riley, motivo per cui Gioia e tutte le altre emozioni cercano a tutti i costi di ostacolarla, al fine di evitare che combini ulteriori guai. Anche se all’inizio la situazione sembra assumere un risvolto negativo, accentuato dal fatto che più le altre emozioni ostacolano Tristezza, più Tristezza compie errori, il cartone arriva ad un punto di svolta positivo proprio grazie a quest’ultima. Tristezza riesce infatti a capovolgere la situazione nel momento in cui induce nell’adolescente un forte pianto, davanti ai suoi genitori, che finalmente fa trasparire le sue preoccupazioni, i suoi sentimenti, che fino a quel momento aveva cercato di sopperire, di non far venire fuori, se non soltanto attraverso alcuni momenti di rabbia per via del trasloco.

 

La tristezza, una delle emozioni primarie, ci serve come le altre a essere “vigili”. Se senza la paura non riusciremmo a capire che quello davanti a noi è un pericolo, senza la tristezza non potremmo elaborare le perdite, i lutti, le sconfitte nella nostra vita. Infatti la tristezza emerge quando ci troviamo a vivere una situazione difficile dovuta alla perdita di qualcosa o qualcuno a cui teniamo molto. Si contrappone dunque all’emozione della gioia in quanto si manifesta a seguito di eventi sconvenienti da un punto di vista mentale, e davanti ai quali ci fa sentire incapaci di agire e senza mezzi per poter stravolgere la situazione in corso. Quando siamo tristi, il nostro umore è “down”, e questo “ essere giù” viene somatizzato attraverso la postura ricurva, le spalle che tendono verso il basso, gli angoli della bocca che vanno verso giù, lo sguardo che si perde nel vuoto. Insomma ci sono specifici tratti caratteristici che accompagnano la tristezza, a cui si aggiungono anche determinati agiti comportamentali quali ad esempio crisi di pianto, disturbi del sonno, difficoltà a mangiare e a riprendere in mano la propria vita. Tutto ci sembra all’improvviso senza via d’uscita.

 

Sembra dunque necessario allontanare a tutti i costi la tristezza, il suo farci stare male di certo non sembra voler aiutarci a vivere serenamente! Ma bisogna fare attenzione perché in realtà non è cosi. È importante tenere a mente che tutte le emozioni, nessuna esclusa, hanno una funzione, per cui anche se essere tristi non ci piace, è pur sempre necessario.

A conferma di questo è l’immagine che viene fuori alla fine del cartone: quella di Tristezza che non è più un elemento negativo da mettere a tacere, bensì uno strumento catartico che favorisce l’elaborazione della perdita, la riparazione di ciò che si è rotto a causa del lutto, consentendo di dare una svolta alla propria vita, di attuare un cambiamento che permetta di ricominciare.

 

È essenziale allora imparare a conoscere e ascoltare le proprie emozioni, perché far finta che non esistano o remargli contro, potrebbe amplificarle, rendendole più angoscianti, oppure cristallizzarle, trasformandole in qualcosa di patologico.

Dunque, convivere con ciascuna di esse è un allenamento costante che tutti noi dovremmo fare quotidianamente per imparare a volerci sempre più bene edaccettarci così come siamo!!

 

E tu, sei pronto a vivere le tue emozioni??

 

Bibliografia e Filmografia:

www.stateofmind.it

“Inside Out” (2015)

 

Dott.ssa Rosita Falce

 

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