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Alzheimer e solitudine – i ricordi che ci legano agli altri

2021-05-05 14:33

Dott.ssa Margherita Di Cesare

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Alzheimer e solitudine – i ricordi che ci legano agli altri

Articolo a cura della Dott.ssa Margherita Di Cesare, Laureata in Psicologia Cognitiva

“C’è differenza tra l’aver dimenticato e non ricordare.”

(Alessandro Morandotti)

 

Le persone nel mondo che soffrono di demenza sono tantissime, più di 44 milioni, e quella più diffusa è la malattia di Alzheimer. I sintomi di questa patologia sono piuttosto comuni: la perdita di memoria è tra i più conosciuti ma ci sono anche disorientamento spaziale e temporale, cambiamento della personalità e dell’umore e difficoltà nella risoluzione anche di semplici attività quotidiane.

Tutto questo porta inevitabilmente ad un senso di insicurezza e di isolamento per chi soffre della malattia, ma anche delle persone che gli sono vicine. La perdita di memoria che comporta questa malattia influisce su tutta la vita della persona che ne è affetta perché non si tratta solo di non ricordare i fatti che accadono ogni giorno o la posizione degli oggetti, ma c’è proprio una perdita di ricordi legati alla propria identità. Non si riesce più a riconoscere la propria moglie, il proprio marito o i figli; la casa dove si è vissuti per anni non sembra più la propria e non ci si riconosce nemmeno nella propria immagine. Vedere il proprio caro con un carattere molto diverso da come lo conoscevamo e soprattutto che non riconosce i propri familiari può provocare un forte senso di frustrazione e a volte anche rabbia.

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È importante quindi capire che l’incapacità di riconoscere cose e persone è un sintomo della malattia di Alzheimer e che il nostro supporto per l’individuo che ne è affetto è fondamentale.

Di seguito riportiamo alcuni consigli che possono aiutare ad affrontare la persona incapace di riconoscere le persone:

1 Se chiama un familiare con un altro nome o lo scambia per un’altra persona non enfatizzare troppo l’errore ma provare a spiegare chi è la persona che non viene riconosciuta;

2 Quando continua a sostenere che una persona sia una al posto di un’altra, ignorare l’errore e seguire il ricordo evocato dal nostro caro, prestando attenzione a quello che dice e cercando di capirlo;

3 Rassicurarlo quando si rende conto di non ricordare il nome o una persona, aiutandolo a ricordare: “Non preoccuparti, proviamo a ricordarlo insieme!”;

4 Non offendersi se il nostro caro non ci riconosce, non lo fa di proposito!

Quest’ultimo punto potrebbe sembrare scontato ma non lo è. D’altro canto, anche i familiari si trovano di fronte al proprio caro che “non è più lui/lei” e questo può far soffrire molto. Bisogna rendersi conto che le persone affette da demenza non ci hanno dimenticato e quasi certamente si sentono molto sole.

La malattia rende i nostri cari incapaci di rievocare i ricordi ma questo non vuol dire che questi non esistano più: l’affetto nei nostri confronti non andrà mai perso.
 

Articolo a cura della Dott.ssa Margherita Di Cesare
Laureata in Psicologia Cognitiva

 

https://www.alz.org/it/cura-alzheimer-demenza-assistenti.asp
http://www.alzheimer.it/agnosia.html

 

 

 
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