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Demenza Alzheimer: Come rallentare il declino cognitivo

2021-08-03 21:19

Dott.ssa Simona Coccia

Psicologia, demenza, PREVENZIONE, Alzheimer, declino cognitivo,

Demenza Alzheimer: Come rallentare il declino cognitivo

“L’ Alzheimer è particolarmente triste e orribile perché il paziente perde il proprio Io molto prima che il corpo muoia”.Jonathan Franzen Con disturbo

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“L’ Alzheimer è particolarmente triste e orribile perché il paziente perde il proprio Io molto prima che il corpo muoia”.

Jonathan Franzen

 

Con disturbo neurocognitivo, o demenza, si intende il decadimento delle capacità intellettive, dell’apprendimento e delle capacità mnemoniche, connesso inoltre a deficit comportamentali. Tutto questo pone l’individuo che ne è affetto ad avere difficoltà nel portare a termine le attività quotidiane, nella comunicazione e nel condurre una vita autonoma.

Ci sono diverse forme di disturbo neurocognitivo:

●       Disturbo neurocognitivo lieve;

●       Disturbo neurocognitivo dovuto a malattia di Alzheimer;

●       Disturbo neurocognitivo vascolare;

●       Disturbo neurocognitivo dovuto a malattia di Parkinson;

●       Demenza con corpi di Lewy.

 

Ci soffermeremo sul disturbo neurocognitivo dovuto a Demenza di Alzheimer.

Esso è la forma più diffusa di demenza connessa all’invecchiamento. Tale malattia insorge nella maggior parte dei casi dopo i 60 anni e la causa del disturbo è in parte associato ai fattori genetici dell’individuo.

I sintomi che potrebbe  presentare  un individuo con disturbo neurocognitivo sono:

●       Difficoltà nell’orientamento spazio-temporale: ad esempio l’anziano potrebbe avere difficoltà nel dire che giorno è oggi oppure potrebbe avere difficoltà nel ritrovare la propria abitazione;

●       Difficoltà nel ricordare fatti avvenuti di recente: in questo caso l’anziano affetto da Alzheimer potrebbe aver dimenticato che la nipote di recente si è sposata;

●       Difficoltà nel linguaggio: l’assistito potrebbe avere difficoltà nel pronunciare o nella comprensione delle parole più semplici, come pane;

●       Disturbi nel pensiero: ad esempio l’anziano potrebbe pensare che sia perseguitato costantemente da qualcuno;

●       Difficoltà nella coordinazione e  nel movimento: l’anziano che ha problemi in queste aree di funzionamento, potrebbe avere per esempio, difficoltà nell’aprire o chiudere la mano;

 

Lo strumento che viene richiesto per verificare l’esistenza di una demenza di Alzheimer è la valutazione neuropsicologica che comprende una serie di test standardizzati e scale cliniche che consentono di descrivere il profilo delle funzioni cognitive di un individuo per capire quali di queste sono deficitarie o meno. Successivamente, si programma un piano individualizzato specifico per ogni individuo  che include l’intervento della stimolazione cognitiva; quest’ultima mira al rallentamento del declino cognitivo stimolando infatti le funzioni cognitive residue.

L’obiettivo della stimolazione cognitiva è aumentare il grado di benessere psicofisico dell’anziano e la sua autonomia, andando ad alleggerire non solo le sue angosce e frustrazioni ma anche del caregiver che lo accudisce.

 

 

Bibliografia

Alzheimer’s Disease International – World Alzheimer Report 2009. Nature outlook – Alzheimer’s disease 14 luglio 2011 / Vol 475/Edizione n. 7355.

 

 

Articolo a cura della dott.ssa Simona Coccia

Laureata in Psicologia clinica e della salute

simonacoccia1990@gmail.com

 

 

 

 
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