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Diagnosi di Alzheimer – L’accettazione

2021-08-25 13:45

Dott.ssa Chiara Iarussi

Psicologia, Chieti, psicologia, La cura del tempo , Rabbia, Senso di colpa, Accettazione, Negazione ,

Diagnosi di Alzheimer – L’accettazione

Articolo a cura della Dott.ssa Chiara Iarussi,Laureata in Psicologia Clinica e della Salutechiarussi21@gmail.com

“Una cosa buona dell'Alzheimer...

incontri ogni giorno gente nuova.”
 

Anonimo

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Una possibile diagnosi di Alzheimer comporta dei cambiamenti non solo nel paziente che ne è affetto, ma anche nei caregiver che si trovano ad affrontare una realtà del tutto nuova con dei cambiamenti che riguardano non solo la quotidianità ma anche dinamiche familiari e relazionali. Per l’anziano affetto da demenza, è quasi impossibile arrivare a quello stato di completo benessere definito dall’OMS “stato di salute”ossia uno stato di completo benessere; proprio per questo motivo, affinché si verifichi l’accettazione della malattia, sembrerebbe utile che il caregiver e i familiari giungano ad uno stato di ri-assetto fisico, psichico e sociale in quanto la diagnosi destabilizza l’equilibrio dell’intero nucleo familiare.
In queste situazioni, infatti, emergono spesso varie problematiche psicologiche che riguardano la sofferenza del caregiver nel vedere la persona cara dapprima “presente” aggravarsi sempre più.

Tali problematiche riguardano:
- la negazione di malattia, ossiala tendenza ad allontanarsi da una realtà spaventosa, una sorta di rifiuto nel riconoscimento e nel prendere consapevolezza della malattia del proprio caro.
- il senso di colpa che tende a presentarsi quando viene meno la pazienza del caregiver verso il malato o quando si pensa che non si sta facendo abbastanza per aiutarlo;
- la rabbia, la quale si presenta nel momento in cui ci si sente impotenti di fronte alla malattia che non può regredire.


Di fronte a queste situazioni, affinché il caregiver arrivi all’accettazione della malattia del propriocaro, si potrebbe:

- prendere contatto con i professionisti che sapranno dare un ottimo aiuto per gestire il peso che i caregiver si porta sulle spalle;

- delegare una persona di fiducia che si occupi del proprio caro nel momento in cui risulta difficile se non impossibile soddisfare le sue esigenze o nel momento in cui si sente il bisogno di “riprendere le energie”;

- gruppi di auto-mutuo-aiuto che permettono la condivisione di pensieri, emozioni e preoccupazioni relativi ai vissuti che si stanno vivendo insieme ad altre persone che si trovano nella stessa situazione, in modo tale da comprendere che ciò che proviamo e ciò che ci preoccupa è accettabile e condiviso anche da altre persone.
 

Inoltre, per aiutare il proprio caro, si può fare affidamento ad associazioni o centri diurni presenti nel territorio che fanno leva su attività di stimolazione cognitiva.
Infatti, in tali situazioni bisognerebbe informarsi su come gestire una persona con demenza e soprattutto farsi sostenere condividendo,oltre che con i professionisti, anche con persone che vivono la stessa situazione, i propri vissuti e le emozioni che vengono fuori durante gestione del proprio caro; solo così si può affrontare e gestire le conseguenze che questa malattia comporta.


Fonti:
- https://www.centroalzheimer.org/area-familiari/la-malattia-di-alzheimer/atteggiamento-con-il-malato/problemi-piu-frequenti-e-modalita-di-gestione/

 

 

Articolo a cura della Dott.ssa Chiara Iarussi,
Laureata in Psicologia Clinica e della Salute
chiarussi21@gmail.com

 

 

 

 

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