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GAP, Gioco d’Azzardo Patologico – quando il gioco diventa una dipendenza

2021-09-10 14:08

Dott.ssa Ottavia Fasciano

Psicologia, gioco d'azzardo, malattia sociale, prevenzione e sensibilizzazione, dipendenza patologica,

GAP, Gioco d’Azzardo Patologico – quando il gioco diventa una dipendenza

Articolo a cura della Dott.ssa Ottavia Fasciano, laureata in Psicologia Clinica e della Salute

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“Il volume di denaro giocato in Italia nel 2019 è aumentato del 3,5%, attestandosi sul valore di 110,54 miliardi di euro. La Raccolta pro capite – calcolata sulla popolazione maggiorenne residente in Italia censita dall’ISTAT – è pari a circa 2.180 euro. Aumentano anche la Spesa (19,45 miliardi: +2.5%) e gli incassi erariali (11,4 miliardi: +9.5%)”.

Istat 2019

 

Il gioco d’azzardo è sempre stato legato a problematiche riguardanti la dipendenza sin dai tempi passati. Tuttavia, al giorno d’oggi, questo prende sempre più piede nella nostra società, grazie anche a mezzi di comunicazione che prima non erano molto sviluppati, come ad esempio internet. Di conseguenza, proprio in seguito all’inarrestabile progresso di internet e dello sviluppo delle varie piattaforme digitali sulle quali poter giocare, alcuni individui possono presentare un’elevata vulnerabilità a questo tipo di disturbo, gli adolescenti innanzitutto.

In una fase iniziale, il gioco ha un ruolo socializzante e fa da collante per il gruppo di ragazzi che intendono partecipare, in seguito evolve come un vero e proprio gioco individuale, precursore della dipendenza patologica. Secondo alcuni dati del Ministero della Salute, in questa fascia d’età un fattore di rischio dall’estrema vulnerabilità alla dipendenza da gioco è il rapporto del ragazzo con la famiglia: è stato osservato infatti, come – nella maggior parte dei casi – adolescenti con comportamenti di gioco d’azzardo patologico abbiano alle spalle una storia familiare costellata da relazioni non soddisfacenti e problematiche.

Ma cosa è davvero il gioco d’azzardo? “Giocare d’azzardo” significa puntare una somma di denaro o un determinato oggetto di valore sull’esito di un gioco, spesso basato sul caso. Il GAP è da interpretare come una conseguenza di un comportamento volontario da gioco d’azzardo che – in maniera progressiva, si caratterizza dalla perdita di controllo andando a  sfociare in una vera e propria dipendenza patologica per gli individui più vulnerabili. Questa condizione è riconosciuta come un vero e proprio disturbo psicologico complesso che può comportare gravi disagi per l’individuo a livello sociale, familiare, lavorativo e finanziario, il che potrebbe portare il giocatore ad entrare in contatto anche con organizzazioni criminali.
Tuttavia, è da sottolineare che non tutti i giocatori d’azzardo sviluppano una dipendenza, dal momento che quest’ultima tende a manifestarsi solo in determinati individui che presentano delle caratteristiche derivate non solo da fattori soggettivi, ma anche dall’ambiente circostante. Un contesto sociale costituito principalmente da problematiche intra-familiari, scarse campagne di prevenzione e poche leggi di controllo, sarà – infatti - oltretutto favorevole ad un incremento della vulnerabilità alla dipendenza. Inoltre, una componente che merita particolare attenzione, è quella dell’effetto dell’ansia rispetto al gioco d’azzardo in alcuni individui, aspetto da non sottovalutare in una società caotica e ossessiva come la nostra.

In conclusione, dal momento che non è raro che il GAP sia associato ad uso di sostanze stupefacenti e abuso di alcool in relazione alle problematiche relative al gioco d’azzardo patologico, sarebbe auspicabile e necessario mettere in atto strategie e campagne di sensibilizzazione e prevenzione focalizzate su questa preoccupazione che può rappresentare – a causa della sua diffusione - un’autentica malattia sociale.

 

 

Fonti:

-          Serpelloni, G. (2013). Gambling: gioco d'azzardo problematico e patologico: inquadramento generale, meccanismi fisio-patologici, vulnerabilità, evidenze scientifiche per la prevenzione, cura e riabilitazione: manuale per i Dipartimenti delle Dipendenze. Giovanni Serpelloni.

 

Articolo a cura della Dott.ssa Ottavia Fasciano

Laureata in Psicologia Clinica e della Salute

ottaviafasciano@gmail.com

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