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Un invito all’ascolto - Ovunque alla fine del tempo

2021-12-22 19:48

Dott.ssa Maria Trapasso

Psicologia, psicologia, LACURADELTEMPO, Alzheimer, #thecaretaker,

Un invito all’ascolto - Ovunque alla fine del tempo

Articolo a cura della Dott.ssa Trapasso MariaLaureata in Psicologia Clinica e della Salutemaria.trapasso96@gmail.com

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“Noi siamo la nostra memoria,

 siamo questo museo chimerico di forme incostanti,

 questo mucchio di specchi rotti .“

Jorge Luis Borges

 

A settembre del 2016 nella testa di Leyland James Kirby, cantante di corrente hauntologica, si dirama un pensiero di distruzione e depauperamento di una parte di sé, la morte del suo alter ego, aka The Caretaker. È così che decide, attraverso l’Alzheimer, di condannare inesorabilmente a una fine lenta il suo progetto musicale più intimo, creando al contempo quello che adesso viene considerato uno dei capolavori della musica sperimentale. Kirby diagnostica a The Caretaker una delle malattie più terrificanti che possa affliggere la mente umana, la demenza, e lo accompagna dall'inizio della malattia fino alla morte, avvenuta a marzo del 2019.

Nasce ‘Everywhere At The End Of Time’, un album diviso in sei stage, lungo sei ore e mezza; un progetto mai realizzato fino ad allora, quasi paragonabile al lungo viaggio infernale dantesco. Ogni stage si propone di far percepire a chi lo ascolta ogni stadio della demenza: la confusione, i ricordi improvvisi, il vuoto, la solitudine, la post-consapevolezza e la morte; un concept album, di genere ambient/drone, sulla memoria e sulla sua distruzione che ha l’intento di ricostruire coi suoni la progressiva devastazione della malattia d’Alzheimer. Inizia come una raccolta di vecchie musiche da ballo di inizio Novecento e, minuto dopo minuto, aleggia una dimensione di crescendo sonoro drammatico che rappresenta il cervello del paziente con demenza che prova a riportare alla memoria le sinfonie delle canzoni che hanno segnato la sua giovinezza, finché poi comincia a deteriorarsi e scomparire sottoforma di agonizzanti rumori fino a quando non rimane altro che l’oblio di un ronzio.

La maggior parte delle tracce è un nodoso e particolareggiato rifacimento di materiale originale. Kirby, infatti, usa le tracce di vinili di grandi band e di musica da ballo degli anni '30 e '40 per rappresentare i ricordi delle generazioni più anziane, e le distorce passando dalla leggera e smussata distorsione al caotico massacro del suono. La cronologia non ha senso, sembra andare avanti, poi indietro, poi, in qualche modo, di lato. È un inferno malaticcio. Le proteine beta-amiloide e tau si accumulano (come nell’Alzheimer) nel processo musicale e il suono si fa sempre più distorto, confuso e frammentato fino a diventare irriconoscibile, un riverbero, un rumore bianco, privo di coerenza o melodia, un silenzio tombale. La quiete dopo la tempesta.

Kirby non è da confondere con il creatore di una composizione straordinaria, lui è il becchino di un processo mortifero, creatore di un’opera monumentale che per anni ha costruito e riempito di significati.

Questa è un’opera che necessita di essere ascoltata in solitudine, al buio, col cuore e con la mente. È un’esperienza, un monumento alla memoria, alla morte, alla nostalgia e ai ricordi, è la riproduzione artistica di una spaventosa realtà raramente affrontata dalla società moderna, ma sempre più presente in un mondo che ha iniziato ad invecchiare.

Il New York Times ha documentato che si è verificato un picco di ascolti di “Everywhere at the end of time” soprattutto durante la pandemia da covid-19 e che molti giovani lo stanno ascoltando per comprendere meglio la malattia di un familiare e/o per empatizzare con il resto del mondo durante la pandemia. Lo stesso Kirby ha affermato che secondo lui il successo è “una reazione a un bisogno di esperienze condivise”, e che “ogni cosa che fa provare empatia con chi soffre di Alzheimer e demenza è una buona cosa.”

È il trionfo della musica sperimentale e dell’Alzheimer. Dell’ascolto restano solo dei ricordi confusi e sfuggenti, e un’insopportabile malinconia. “C’est fini: The Caretaker è morto, viva The Caretaker”.

Fonti:

https://cyberdude.it/2020/12/23/everywhere-at-the-end-of-time-storia-musica/

https://ichi.pro/it/convivere-ovunque-alla-fine-dei-tempi-80955924311528

https://www.giornaledellamusica.it/articoli/caretaker-e-morto-viva-caretaker

https://www.kalporz.com/2019/05/science-faction-everywhere-at-the-end-of-time-stage-6-the-caretaker/

https://www.ondarock.it/recensioni/2019-thecaretaker-everywhereattheendoftimestage6.htm

https://www.nytimes.com/2020/10/23/style/tiktok-caretaker-challenge-dementia.html

 

Articolo a cura della Dott.ssa Trapasso Maria

 Laureata in Psicologia Clinica e della Salute

maria.trapasso96@gmail.com

 
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