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Prosopagnosia: l’incapacità di riconoscere i volti familiari nella demenza

2021-12-23 11:55

Dott.ssa Karola Dell'elce

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Prosopagnosia: l’incapacità di riconoscere i volti familiari nella demenza

Articolo a cura della dott.ssa Dell’elce Karola,Laureata in psicologia cognitivadellelcekarol@gmail.com

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“Poi, evidentemente convinto che la visita fosse finita, si guardò intorno alla ricerca del cappello. Allungò la mano e afferrò la testa di sua moglie, cercò di sollevarla, di calzarla in capo. Aveva scambiato la moglie per un cappello!”

(“L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”, Oliver Sacks)

 

 

La prosopagnosia è un deficit cognitivo che riguarda l’incapacità di riconoscere il proprio viso o quelli dei famigliari. Deriva dall’accostamento di due termini greci: “prosopon”, ossia “faccia” e “agnosia”, ossia “non conoscere”.Per cui, il significato letterale è “non riconoscimento del viso”. E’ una forma di agnosia visiva. Esiste un tipo di prosopagnosia  congenita e una acquisita. Quella congenita è presente fin dalla nascita, quella acquista può insorgere a seguito di una lesione temporo-occipitale nell’emisfero cerebrale destro o in seguito ad una diagnosi di demenza.

 Soffermandoci sulla prosopagnosia acquisita, la quale colpisce anche gli anziani con demenza,Il paziente è convinto di vivere nel passato e non si riconosce come anziano, in quanto guarda i suoi tratti e dei suoi cari in una prospettiva passata, nel periodo in cui crede di vivere e tornando indietro nel tempo.

L’ incapacità del riconoscimento dei volti presenta diverse conseguenze:

-Difficoltà nell’instaurare relazioni sociali;

-Fobia sociale;

-Depressione dovuta alla non riuscita di instaurare legami.

Nei casi più gravi, come nel caso di una diagnosi di demenza, la  prosopagnosia  può compromettere il riconoscimento delle espressioni facciali, la capacità di stabilire il sesso di una persona, la capacità di riconoscersi in una foto, la capacità di riconoscere un luogo familiare.

Per diagnosticare la prosopagnosia è necessaria una valutazione neuropsichiatrica tramite l’utilizzo di specifici test. Questi consistono nel:

-mostrare al paziente diverse foto inerenti personaggi famosi;

-mostrare al paziente diverse foto e chiedergli di esporre differenze e similarità;

-mostrare al paziente diverse foto e chiedergli di esporre espressioni facciali, età e genere.

Considerando che non esiste una terapia specifica, il paziente può adottare strategie compensatorie, ossia:

1-Riconoscere una persona dal tono della voce;

2-Riconoscre una persona dal modo di camminare e gesticolare;

3-Riconoscere una persona dal taglio di capelli e dall’abbigliamento.

La parte colpita è indubbiamente l’area visiva, ma soprattutto la connessione tra l’area visiva e altre aree cerebrali,per cui vi è un malfunzionamento tra i vari circuiti del cervello.

Per capire meglio questo deficit, potremmo far rifermento al celebre romanzo di Oliver Saks: “L’uomo che scambiò sua moglie con un cappello”. Il protagonista del racconto non riconosce volti e oggetti: ad un certo punto scambia la moglie con un cappello”. La caratteristica più tragica di questo racconto di Saks è che il protagonista è totalmente inconsapevole del deficit che l’ha colpito, infatti le sue azioni di vita quotidiana non danneggiano per nessun motivo le sue giornate.

 

Fonti:

-https://www.my-personaltrainer.it/salute-benessere/prosopagnosia.h

-https://www.leccesette.it/archivio/67677/la-sindrome-della-cecita-dei-volti-soffrirne-e-non-accorgersi.html

-https://www.pazienti.it/news-di-salute/alzheimer-e-prosopagnosia-21092012

 

Articolo a cura della dott.ssa Dell’elce Karola,

laureata in psicologia cognitiva

dellelcekarol@gmail.com

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