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Avere coscienza della propria malattia: una sfida per l’autostima

2021-12-23 11:37

Dott.ssa Vanessa Silvestri

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Avere coscienza della propria malattia: una sfida per l’autostima

Articolo a cura della dott.ssa Vanessa SilvestriLaureata in Psicologia Clinica e della Salutevanessa.silvestri.vs@gmail.com

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In psicologia, esiste una ampia letteratura in merito al concetto di autostima. Il primo a definire tale concetto è stato William James, il quale descrisse l’autostima come la consapevolezza del valore di sé in relazione ai propri valori. L'autostima è l'essenza dell'individuo, è il rapporto tra successi e aspirazioni così come trasuccessi e fallimenti. Secondo il sociologo Cooley, l'autostima dell'individuo è anche un costrutto sociale poiché, dalla nascita, la stima di sè viene modellatada opinioni, giudizi e azioni attraverso le interazioni sociali. L'autostima è quindi un insieme di sentimenti e valutazioni positive e negative che abbiamo di noi stessi. Avere una buona stima di sé è un prerequisito importante per far fronte alle difficoltà della vita. Tuttavia, non tutti hanno una buona autostima. Ognuno di noi affronta delle situazioni differenti e spiacevoli che influenzano l'autostima, l'accettazione di sé, l'autoefficacia, l'atteggiamento verso se stessi e, infine, il rispetto di sé. Una bassa autostima può essere causata da:

-Episodi di trascuratezza e/o abbandono nell’infanzia/adolescenza;

-Ripetute critiche da parte delle figure di riferimento;

-Esperienze di esclusione/bullismo (a casa o a scuola);

-Appartenenza a gruppi sociali o etnici minoritari;

-Episodi di mobbing/isolamento/svalutazione sul posto di lavoro;

-Eventi traumatici;

-Stress prolungato.

 

La malattia è un buon esempio di evento stressante e traumatico. Essa, infatti, minaccia e, talvolta sgretola, l’identità personale e sociale, nonché l’autostima del malato cosciente della propria malattia. Le persone che vanno incontro a malattie terminali, croniche e/o degenerativesi trovano a dover fare i conti con una realtà difficile da accettare: oltre ai fattori fisici determinati dalla malattia, vi sono anche fattori psico-sociali che impattano sulla salute e sulla qualità di vita.  La diagnosi di cancro, ad esempio, lede pericolosamente l’autostima e il desiderio di combattere la malattia. Gli occhi con cui il cancro porta a guardarsi allo specchio non sono più in grado di restituire un’immagine “fedele” e realistica di ciò che si è. Il rischio è che il cancro cambi per sempre il proprio modo di vedere sestessi, alterando così anche la percezione che gli altri hanno di noi. Anche le persone con demenza, in un stato di coscienza, possono avere un abbassamento di autostima legato all’incapacità/ difficoltà di eseguire compiti che prima risultavano automatici e banali.Si tratta di un'esperienza di perdita paragonabile a un lutto che impone al soggetto una ristrutturazione completa della sua vita e costringe a rielaborare le proprie aspettative verso il futuro. Inoltre, quando una malattia ha un andamento progressivo e incerto, la variabilità e imprevedibilità del decorso causa un concatenarsi di reazioni psicologiche e successivi riadattamenti. In questo caso, è importante parlare del concetto di accettazione. Secondo Karademas, Tsagaraki e Lambrou (2009) l’accettazione della malattia implica “la resa nella futile lotta per fermare i pensieri automatici e intrusivi sulla malattia” (Hayes e Wilson, 1994) e “la sosta nella ricerca di una soluzione definitiva per i sintomi fisici”. Questo non significa arrendersi, ma reindirizzare le energie alla propria persona, aldilà della malattia(Risdon, Eccleston et al., 2003). In altre parole, significa accettare la malattia significa affrontare i vissuti difficili, come paura, imbarazzo, dolore e affaticamento (McCracken ed Eccleston, 2003) e optare per “un ri-orientamento dell’attenzione verso altri aspetti della vita”(McCracken ed Eccleston, 2003).
L'autostima rappresenta una parte fluttuante, ma funzionale di ognuno di noi  e poiché ad una buona autostima è  associato un effetto più positivo nelle persone con malattie croniche, è bene prendersene cura. Un intervento psicologico mirato, cioè che tenga conto delle caratteristiche proprie del malato, della malattia e del contesto sociale di appartenenza,può rendersi necessario e utile in tutti quei casi in cui il fisiologico processo di elaborazione e accettazione dell'evento malattia incontra degli ostacoli e delle difficoltà.

 

Fonti:

-https://www.psicologasegantin.it/problemi-trattati/accettazione-della-malattia/

-https://www.cancercoach.it/sos-cancro/cancro-sgretola-la-tua-autostima-impatto-del-tumore-sulla-vita-delle-donne/

-https://www.aimac.it/libretti-tumore/parlare-malato-cancro/come-essere-d-aiuto

-https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28956408/

-https://www.cairn.info/revue-recherche-en-soins-infirmiers-2017-2-page-18.html

-https://www.stateofmind.it/tag/accettazione-della-malattia/

 

Articolo a cura della dott.ssa Vanessa Silvestri

laureata in Psicologia Clinica e della Salute

vanessa.silvestri.vs@gmail.com

 

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