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Outing e coming out – Il minority stress

2022-04-08 14:03

Dott.ssa Valeria Bovalino

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Outing e coming out – Il minority stress

A cura della Dott.ssa Bovalino ValeriaLaureata in Psicologia Clinica e della Salutebovalinovaleria@gmail.com

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“Se si tace per un anno, si disimpara a chiacchierare e si impara a parlare.”

Friedrich Wilhelm Nietzsche


Oscar Wilde diceva: “There is only one thing in the word worse than being talked about, and that is not being talked about.” Nella traduzione italiana si è poi diffuso e arbitrariamente introdotto il concetto di “bene” e “male”: “Parlarne bene o parlarne male non importa, purchè se ne parli”. Malgrado ciò, quante volte comunichiamo esclusivamente per soddisfare un bisogno di apparenza, senza in realtà riflettere sull’effetto che le nostre parole potrebbero avere sugli altri?
Immaginate un segreto che si muove all’interno di una casa: ci sono i corridoi e le stanze interne, lì il segreto muove timido i suoi passi, esplorando con cautela una stanza alla volta in cui cercare accoglienza; c’è poi la camera da letto, un luogo intimo, e per questo l’unico in cui il segreto si spoglia di ogni copertura, senza preoccuparsene; infine il tetto, le porte e le finestre, indispensabili barriere affinché il segreto non si disperda.
Se sostituiamo la parola “segreto” con “orientamento sessuale”, possiamo considerare alcuni momenti di accettazione e condivisione di esso: il closet, l’outing e il coming out. Il termine closet deriva da un’espressione inglese che letteralmente significa “chiuso nell’armadio”, descrive persone appartenenti alla categoria LGBTQI+ che non hanno ancora comunicato il proprio orientamento sessuale: rappresenta la nostra camera da letto, nessuno ci entra senza il nostro permesso, liberi di essere noi stessi ci esprimiamo senza filtro alcuno, poiché assenti sono gli occhi di chi giudica. L’espressione “coming out” deriva dall’inglese e significa letteralmente “uscir fuori” infatti, è l’abbreviazione dell’espressione ‘coming out of the closet’ (letteralmente, uscire dal ripostiglio o dall’armadio) ovvero uscire allo scoperto. Il coming out è l’atto attraverso il quale una persona appartenente alla comunità LGBTQI+ rivela a qualcun altro il proprio orientamento sessuale, quindi, seguendo la nostra metafora, tutte le stanze della casa in cui il segreto, volontariamente e attraverso i propri passi, entra e sceglie di mostrare il suo volto.
Il termine ‘outing’ è stato creato prendendo il verbo inglese ‘to come’ (ovvero venire fuori), trasformandolo in verbo transitivo ‘to out’; da qui il termine ‘outing’. Si diffuse negli USA a partire dal 1990 come movimento e pratica politica e giornalistica ad opera di movimenti anti gay. L’outing è un’imposizione: la nostra casa, improvvisamente, viene privata di un tetto, ed il nostro segreto fluttua libero nello spazio, davanti agli occhi di tutti, mentre noi ne perdiamo il controllo, dunque è una rivelazione fatta da altri e ad altri, che la persona in questione subisce contro la sua volontà o comunque senza avere dato il proprio consenso.
L’accettazione e l’integrazione del proprio orientamento sessuale all’interno della nostra vita incrementa la salute fisica e mentale, quindi il benessere personale. Se ciò non avviene la persona si priva dei benefici derivanti dall’aperta condivisione della propria identità.
Tuttavia, tale processo è complicato, poiché condizionato dai pregiudizi che spesso ruotano attorno a queste tematiche. Tutto questo rende “scomoda” tale verità, cosicché generalmente, per un certo periodo di tempo, la persona in questione fatica ad accettarsi e a prendere atto della propria identità. Da questa difficoltà derivano alti livelli di ansia, preoccupazione, paura, frustrazione, in quasi tutti gli ambiti della propria vita: Si mente a lavoro per il timore di essere licenziati o subire mobbing, si mente agli amici per il timore di essere respinti, si mente in famiglia per il timore di non essere più amati, sostenuti, accolti.
Secondo numerosi studi il pregiudizio e la discriminazione incrementano i livelli di stress nell’individuo, è a tal proposito che si parla di minority stress. Con minority stress si intende l’insieme dei disagi psicologici a cui sono costrette le persone non-eterosessuali. Si caratterizza per la presenza di tre dimensioni che si intersecano fra loro, influenzandosi a vicenda: esperienze vissute di discriminazione e violenza, stigma percepito, omofobia interiorizzata. Per omofobia interiorizzata si intende l’insieme di emozioni, vissuti e comportamenti negativi che una persona sperimenta nei confronti della propria omosessualità a seguito di vari episodi di discriminazione, specie se a sfondo familiare. Essa sfocia spesso in una scarsa stima di sé che talvolta può raggiungere alti livelli di odio e autodisprezzo. Lo stigma percepito invece è riferito al grado di vigilanza relativo alla paura di essere “identificati” come appartenenti alla comunità LGBTQI+, per cui all’aumentare della percezione del rifiuto sociale, aumenterà il grado di allerta e sensibilità all’ambiente.


Se il coming out, che come già detto, è un atto volontario, comporta a livello personale tutte queste conseguenze, riuscite ad immaginare cosa possa causare l’outing? Quando si subisce un atto del genere, si vive un senso di intrusione, violazione, impotenza, imbarazzo, senso di colpa, paura, la vittima viene lesa nella sua privacy in modo invasivo. Può succedere che si manifestino sintomi depressivi, disturbi post traumatici da stress, condotte autolesionistiche e tentativi di suicidio. Tali conseguenze psicologiche risultano ancora più gravi quando ad essere presi di mira attraverso, ad esempio, episodi di bullismo, sono gli adolescenti, che per il delicato e importante momento evolutivo, possiedono un’identità fragile ed incompleta. Pertanto, essendo l’impatto sulla vittima così elevato, può rendersi necessario un sostegno psicologico volto ad affrontare e a superare l’evento rivelatosi altamente stressante e traumatico, per attraversare e superare questo momento di forte impatto psicologico ed emotivo al fine di trasformarlo in un’occasione di arricchimento, di crescita e di forza.
In conclusione, dopo aver compreso quanto questo genere di condotte, frutto di estrema superficialità e indifferenza verso la sensibilità altrui, possano avere effetti devastanti sulla vittima, ciò che si auspica sono adeguati e seri interventi correttivi ed educativi sugli autori dell’outing, al fine di evitare il perpetuarsi delle loro condotte a danni di altri individui. Ciò che inoltre appare estremamente importante, a scopo preventivo, è lo sviluppo e la diffusione di una cultura del rispetto dell’altro e della sua diversità.

 

 

Fonti:
-Lingiardi V., Gazzillo F., (2014), La personalità e i suoi disturbi. Milano: Raffaello Cortina Editore
-https://www.teamworld.it/istruzione-cultura/cosa-significa/cosa-significa-coming-out-e-differenza-con-outing/
-https://unafinestrasullapsiche.com/2020/06/20/il-segreto-che-fa-male-louting/
-https://www.saradellariaburani.it/coming-out-e-outing/

 

 

A cura della Dott.ssa Bovalino Valeria
Laureata in Psicologia Clinica e della Salute
bovalinovaleria@gmail.com

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