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I disturbi del sonno: possibili marker predittivi di malattie neurodegenerative?

2022-03-22 19:23

Dott.ssa Karola Dell'elce

Psicologia, Chieti, LACURADELTEMPO, #disturbodelsonno,

I disturbi del sonno: possibili marker predittivi di malattie neurodegenerative?

“Sia il sonno che l’insonnia                                                                                 oltre la giusta misura                   

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“Sia il sonno che l’insonnia

                                                                                 oltre la giusta misura

                                                                                 sono malattie” (Ippocrate)

 

 

I disturbi del sonno  colpiscono molteplici individui, pregiudicando così la qualità della loro vita, oltre ad evidenziare alterazioni legate alle attività fisiologiche del corpo stesso.

In base ad uno studio condotto dal servizio di neurologia dell’ospedale clinico di Barcellona, è stato rilevato che la maggior parte dei soggetti che assumono atteggiamenti atipici e bizzarri durante la notte, potrebbero soffrire di malattie neurodegenerative future, per cui essendo un “campanello d’allarme”, non bisogna trascurare tale problematica.

 

I disturbi del sonno più frequenti sono i seguenti:

-Apnee notturne (mancanza di respiro);

-Enuresi (incontinenza)

-Sindrome delle gambe senza riposo (necessario bisogno di muovere le gambe durante la notte);

-Terrori notturni (risvegli improvvisi dovuti ad una forte paura);

-Sonnambulismo (alzarsi e vagare per casa durante la notte);

-Narcolessia (eccessivo sonno diurno).

 

Il cosiddetto “sonno disturbato”, in base ai dati statistici più recenti, è presente nel 70-90% dei pazienti con malattia di Parkinson, nel 80-90% dei pazienti con malattia di Alzheimer, e nel 50-60% dei pazienti con sclerosi multipla. Il disturbo del sonno può essere aggravato dal progredire della malattia o dalle terapie farmacologiche che vengono somministrate.

Il professor Strambi, direttore del centro di medicina del sonno, dell’ospedale San Raffaele di Milano, afferma che il disturbo comportamentale che ha attirato maggiore attenzione è quello che si osserva durante la fase REM, ossia la fase del sonno più profondo dove si perde il tono muscolare volontario e si sogna maggiormente. Questo disturbo del sonno in fase REM prende il nome di RBD (Rem SleepBehaviourDisorder); il soggetto vivendo il sogno in maniera negativa, potrebbe apparire spaventato e presentare atteggiamenti bruschi e violenti come tirare calci e urlare.

Solitamente, considerando le percentuali, viene associato alla malattia di Parkinson e alla Demenza a corpi di Lewy, ed è diffuso maggiormente negli uomini rispetto alle donne. Studi longitudinali affermano che l’RBD può anticipare la comparsa di tali disturbi di circa 5/10 anni.

 

Per i soggetti che presentano disturbi del sonno, può essere utile:

-Camminare spesso all’aria aperta ed esporsi al sole;

-Fare attività fisica;

-Mantenere una temperatura accogliente in camera da letto;

-Non consumare bevande alcoliche e contenenti caffeina soprattutto la sera;

-Evitare sonnellini durante il giorno, in quanto possono rendere il sonno notturno più difficoltoso.

 

Il 16 marzo, in occasione della  “giornata mondiale del sonno”,  si è sottolineata l’importanza di una buona qualità di questo;in sede di visita dal neurologo è importante segnalare la presenza di eventuali problematiche legate al sonno, al fine di prevenire eventuali malattie neurodegenerative ed intervenire tempestivamente. Spesso capita che la diagnosi venga fatta in fase avanzata e ciòpotrebbe rendere la terapia meno efficace rispetto a quando ci si trova in uno stadio iniziale. 

 

 

 

Bibliografia

-viverepiusani.it

-osservatoriomalattierare.it

-msdmanuals.com

 

 

Articolo a cura della dott.ssa Karola Dell’elce,

laureata in psicologia cognitiva.

dellelcekarol@gmail.com

 

 

 

 

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