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Train Therapy e Alzheimer

2022-03-30 11:54

Dott.ssa Vanessa Silvestri

Psicologia,

Train Therapy e Alzheimer

Articolo a cura della dott.ssa Vanessa SilvestriLaureata in Psicologia Clinica e della Salute

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“Capita di dover scendere dal convoglio, quando ancora la meta è lontana. E se il viaggio è una narrazione, quella fermata obbligata, quella pausa improvvisa, è come se mettesse fine a un racconto a cui si presta attenzione. Accade però altre volte che, proprio quella interruzione, proprio quel viaggio abortito, dia luogo a un altro percorso e a un’altra narrazione.”

Federico Pace

A volte il treno è più di un mezzo di trasporto e la stazione ferroviaria è più di una fermata. Il treno è dinamicità, vitalità, indipendenza...Con le sue stazioni, i suoi cambi, i binari, i suoi incidenti,il convoglio rappresenta un percorso, un cambiamento, un vero e proprio viaggio interiore che inizia con la vita. Al nascere ognuno di noi sale su un treno con i propri genitori e intraprende un viaggio, lungo, ricco di novità, eventi, situazioni, persone.  Il treno non è vuoto. Ad ogni fermata c’è gente che scende e/o che sale. Ognuno di loro è in viaggio; un viaggio condiviso, di cui non conosciamo né la durata né la destinazione. Intanto, guardando fuori dal finestrino accade che, gli occhi del viaggiatore si illuminino di vitalità per le mille meraviglie e la sua mente si perda in un vortice di pensieri: esso immagina luoghi da visitare e cose fa fare.È cosi che parte quel brivido che scende per tutto il corpo, una scarica di adrenalina, una sensazione di vitalità ma anche di calma, un desiderio di scoprire/scoprirsi, forse, di autorealizzarsi. Inizia in questa maniera il percorso verso l’indipendenza: scelgo dove andare e con chi andarci. La vita è come un viaggio in treno, che si arricchisce di gioie, dolori, fantasie, dispiaceri, incontri, ricordi…Come rammentano alcuni letterati del Novecento, il treno è progressione, innovazione, con le sue accezioni positive e negative. Nella quotidianità un po’ tutti abbiamo sperimentato che non è insolito che il treno richieda delle manutenzioni e, in casi estremi, delle sostituzioni. Come tutte le cose, anche il treno e le sue componenti e i binari si usurano, costringendoci a fermarci, ad attendere, a scendere alla prima stazione disponibile, a mettere in standby il nostro viaggio. Non tutti i viaggiatori presenti sullo stresso treno, sulla stessa carrozza e nella stessa stazione hanno la medesima fortuna di ripartire. Alcuni viaggiatori si “perdono”: non si ricordano dove sono, chi sono e cosa fare. Nel tentativo di ritornare sui loro passi,falliscono. Questa è l’esperienza di chi è affetto da Alzheimer: all’improvviso la realtà appare confusa e ad ogni tentativo fallito, l’ansia e l’agitazione aumentano, inizia il “wandering” e, talvolta, anche agiti aggressivi. Il termine “Wardering” significa vagabondaggio e indica quell’atteggiamento di continua ricerca della meta persa.Poiché il vissuto e la gestione di un paziente wandering non è facile, il professore Ivo Cilesi, tra i massimi esperti delle terapie non farmacologiche scomparso recentemente, ha messo a punto un trattamento ad hoc per tali utenti, la treno terapia, (Train therapy), detta anche Terapia del Viaggio. La treno terapia è “un contenitore affettivo per migliorare la qualità di vita” del paziente in RSA e al contempo ha lo scopo di alleggerire il carico di lavoro degli operatori sanitari.  Catanzaro, Bari, Foggia, Taranto e Milano sono state le città italiane promotrici di questa iniziativa, insieme a città estere come la Francia e la Svizzera. Ad oggi, esistono circa una quindicina di strutture italiane che hanno applicato la treno terapia come laRSA “Saccardo del Gruppo Korian” a Milano. Mettere in pratica la terapia del Viaggio significa simulare un viaggio immaginario attraverso l’allestimento di una stanza che dovrà avere il più possibile le sembianze di una stazione, un treno, un binario. È importante ad esempio, ricreare una pensilina o una banchina, un vagone con delle poltrone e un finestrino i cui inserire un monitorche riproduca filmati di ambienti esterni ripresi da treni in movimento con suoni reali.Si tratta di un viaggio virtuale che duradi 45 minuti circa. Esso comprende un percorso che inizia da una finta sala d’attesa retrò, prosegue con la timbratura di biglietti, la ricerca del posto a sedere e la partenza del treno, fino alla visione della “finestra virtuale”. È importante che questo viaggio nei ricordi passati che diventano presenti sia ben studiato affinché veicoli l'impulso del "viaggio verso casa" e spinga i pazienti a restare a loro agio in un ambiente sicuro e protetto, come quello della RSA.

Si è scoperto anche che tale terapia allevia l’agitazione nei bambini con autismo e nelle persone con depressione.

La Terapia del Viaggio non ha lo scopo di sostituire le cure farmacologiche ma  migliorerebbe la qualità della vita delle persone affette da demenza: riduce stati di agitazione, di ansia e di aggressività,stimola le capacità cognitive residue e la memoria affettivo-emozionale e aiuta i caregiver/ operatori sanitari nella gestione del proprio della persona con demenza.

 

Fonti:

-https://spezzalindifferenza.it/alzheimer-e-terapie-non-farmacologiche-la-treno-terapia/#:~:text=La%20terapia%20del%20treno%2C%20ideata,cognitive%20residue%20delle%20persone%20malate.

- https://www.fondazionerestelli.it/servizi/cose-la-treno-terapia-alzheimer-nel-nostro-nucleo-protetto/

-  https://www.redattoresociale.it/article/notiziario/_terapia_del_treno_il_viaggio_delle_emozioni_per_le_persone_con_demenze

-  https://www.centropolifunzionaletemenos.it/treno-virtuale/

-https://www.lacasadiriposo.it/n/treno-terapeutico-il-viaggio-che-aiuta-i-malati-di-alzheimer/417

Articolo a cura della dott.ssa Vanessa Silvestri

Laureata in Psicologia Clinica e della Salute

vanessa.silvestri.vs@gmail.com

 

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