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Il fenomeno del vagabondaggio nella demenza - come gestirlo?

2020-10-28 12:51

Dott.ssa Falce Rosita

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Il fenomeno del vagabondaggio nella demenza - come gestirlo?

Articolo a cura della Dott.ssa Rosita Falce Laureata in Psicologia Clinica e della Salute

Oggi è risaputo che la demenza colpisce individui che appartengono alla terza età, manifestandosi con una certa progessione e secondo modalità non proprio evidenti (almeno nella prima fase definita lieve) di decadimento delle funzioni cognitive riguardanti le aree della memoria, del linguaggio, dell'orientamento nel tempo e nello spazio o nel riconoscimento di aspetti della propria persona o vita.

 

Oltre ai sintomi cognitivi, la demenza comporta anche alterazioni del comportamento e della personalità. Infatti la persona affetta da tale disturbo può presentare segni conclamati di ansia, depressione, allucinazioni, ideazione delirante, modificazioni del comportamento sessuale.

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Un aspetto particolare del modo di comportarsi dei pazienti con demenza è l'attività motoria aberrante, la quale include due modalità:

 

- il vagabondaggio o wandering: avviene prettamente nelle ore della notte e si presenta sotto forma di movimento incessante che la persona con demenza mette in atto senza tuttavia uno scopo, o una meta, definito;

 

- l'affaccendamento afinalistico, ossia tutta una serie di attività che consistono nella messa in atto di comportamenti o gesti ripetitivi che però non hanno una finalità evidente.

 

Per evitare che la persona disperda tante energie per qualcosa che non ha un fine e che quindi va soltanto ad affaticare il proprio stato di salute dell'individuo, mettendo anche a rischio la propria vita nei casi più estremi, è utile conoscere alcune delle strategie di gestione di tali episodi affinchè si possa avere sotto controllo la salute del soggetto in questione.


- Nel caso del vagabondaggio, è utile assicurarsi che la persona indossi calzature comode e adatte a camminare in ambienti esterni ma soprattutto è fondamentale cercare di gestire questo suo movimento irrefrenabile, arginandolo all'interno di uno spazio più sicuro e limitato dove è più facile controllare la situazione.


- Nel caso dell'affaccendamento afinalistico, è utile assicurarsi che la persona sia al sicuro dall'utilizzo di oggetti che possano lederlo, dunque è importante fornirgli oggetti sicuri e lasciarlo proseguire nell'attività in atto.


In conclusione, in entrambi i casi è necessario cercare di assecondare l'attività motoria del paziente con tale demenza senza contrastarla o ostacolarla; l'unica accuratezza che bisogna avere è quella di creare le giuste condizioni (in termini di sicurezza e protezione) di movimento per il soggetto.

Approfondimenti:
"Suggerimenti per l'assistenza al paziente affetto da demenza" a cura di Zuliani, Magon, Cavalieri.

 

A cura della Dott.ssa Rosita Falce,

 laureata in Psicologia clinica e della salute

e-mail: rositafalce@gmail.com

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