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Hericium erinaceus e declino cognitivo: nuove prospettive neurobiologiche sullaplasticità neuronale


Negli ultimi anni il fungo Hericium erinaceus, noto come criniera di leone, ha attirato un interesse crescente non solo nella medicina tradizionale, ma anche nel mondo scientifico moderno per il suo potenziale ruolo nel supporto delle funzioni cognitive e nella prevenzione dell’invecchiamento cerebrale. Questo interesse si inserisce in un contesto in cui la ricerca sulle demenze, e in particolare sul morbo di Alzheimer, è sempre più orientata non solo alla comprensione dei meccanismi patologici, ma anche alla ricerca di strategie che possano proteggere, stimolare o rigenerare il sistema nervoso centrale.

Recenti studi scientifici offerti da gruppi di ricerca italiani e internazionali mostrano che gli estratti di Hericium erinaceus contengono composti bioattivi in grado di stimolare la produzione di fattori neurotrofici come NGF (Nerve Growth Factor) e BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor), favorendo la crescita e la differenziazione neuronale in vitro e migliorando la plasticità sinaptica.

Queste proprietà biochimiche sono alla base dell’interesse verso l’uso del fungo come possibile supporto per la salute del cervello e delle funzioni cognitive.

Uno studio sperimentale recentemente pubblicato dall’Università di Pavia ha proposto una prospettiva ancora più concreta: nel modello animale, l’integrazione orale di estratti standardizzati di Hericium erinaceus per due mesi ha portato i topi a recuperare capacità mnestiche tipiche di individui molto più giovani, con una regressione del cosiddetto “declino cognitivo legato all’età” pari a quasi vent’anni in termini equivalenti umani. Gli autori hanno inoltre osservato, attraverso analisi immunoistochimiche, un aumento della neurogenesi nelle aree cerebrali deputate alla memoria. Questi risultati suggeriscono che i metaboliti del fungo possano avere un effetto protettivo e rigenerativo sul tessuto nervoso, aprendo potenziali strade per lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche volte alla prevenzione o al rallentamento delle demenze, compreso l’Alzheimer.

Parallelamente, altri lavori scientifici mostrano come gli estratti di Hericium possano influenzare positivamente il gut-brain axis, il sistema di comunicazione bidirezionale tra intestino e cervello, modulando l’infiammazione e l’invecchiamento cerebrale nei modelli animali. Questi effetti integrano l’idea che la salute neurologica dipenda da processi sistemici e non solo cerebrali, e che i composti presenti nei funghi medicamentali possano contribuire a ridurre l’infiammazione, lo stress ossidativo e la senescenza cellulare nelle aree chiave dell’ippocampo e della memoria.

La malattia di Alzheimer è caratterizzata da un progressivo deterioramento cognitivo dovuto a una combinazione di accumulo di proteine patologiche (come beta-amiloide e tau), infiammazione cronica e perdita sinaptica, che si traducono in una compromissione sempre più marcata della memoria, delle funzioni esecutive e, nei casi avanzati, dell’identità personale. La ricerca moderna affronta questo problema complesso non soltanto con approcci farmacologici mirati a bersagliare i meccanismi patologici specifici, ma anche studiando fattori neuroprotettivi naturali che possono influenzare i processi biologici sottostanti alla degenerazione. In questo quadro, Hericium erinaceus si presenta come un candidato affascinante: non come una cura, ma come un possibile supporto neurobiologico complementare che potrebbe contribuire a preservare funzioni cognitive, rallentare

il declino o favorire un ambiente cerebrale più resiliente.

È importante sottolineare che, sebbene i risultati sperimentali siano promettenti, siamo ancora nelle fasi iniziali di comprensione: la maggior parte delle evidenze derivano da studi preclinici o in modelli animali, e sono necessari studi clinici sull’uomo di larga scala e a lungo termine per confermare questi effetti e determinarne efficacia, sicurezza e dosaggi ottimali. Inoltre, l’uso di Hericium non sostituisce in alcun modo i trattamenti medici standard per l’Alzheimer o altre condizioni neurodegenerative, ma può rappresentare una componente di un approccio integrato che includa nutrizione, attività cognitiva, relazioni di supporto e cura clinica. Da un punto di vista psicologico, il potenziale di Hericium richiama anche una dimensione più profonda legata alla preservazione dell’identità e della continuità del Sé. Il deterioramento della memoria non è soltanto una perdita di funzioni, ma spesso una diminuzione della capacità di mantenere relazioni, significati e narrazioni personali. Agire, anche in modo preventivo o di supporto, su processi biologici che sostengono la plasticità neuronale significa prendersi cura non solo del cervello, ma dell’esperienza umana stessa.

In conclusione, la ricerca sul ruolo di Hericium erinaceus nella salute cognitiva è uno dei campi emergenti più interessanti nel dialogo tra neuroscienze e medicina naturale. Sebbene non esista una “cura miracolosa”, i dati finora disponibili delineano un potenziale significativo per strategie di prevenzione e supporto.


Bibliografia:



Articolo a cura della dott.ssa Chiara Teodoro

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