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Il potere del contatto: il nurturing touch nell'assistenza alla persona con alzheimer.
Quando le parole diventano più difficili, il corpo può continuare a comunicare. Un contatto lento, delicato e rispettoso può trasmettere sicurezza, calma e vicinanza, favorendo la relazione con la persona con demenza.
Perché prendersi cura significa anche esserci, con presenza e rispetto, attraverso ogni gesto.
Domenica Facciorusso
2 giorni faTempo di lettura: 3 min


L’importanza dell'ambiente e della routine nella sindrome del tramonto
La sindrome del tramonto è un termine clinico utilizzato per descrivere un peggioramento serale o notturno dello stato mentale in pazienti con disturbi cognitivi, in particolare con demenza. Sebbene sia un fenomeno frequente, rimane ancora poco definito, ma il suo impatto sui pazienti e sui loro caregiver è enorme.
Arianna Pastore
14 setTempo di lettura: 2 min


Oltre la diagnosi: quando la cura dell’anziano parte da ciò che può ancora fare
Una diagnosi di Alzheimer non dovrebbe definire una persona attraverso ciò che non riesce più a fare. Anche quando memoria, linguaggio e autonomia cambiano, restano capacità, abitudini, gusti ed emozioni da valorizzare. La cura non significa sostituirsi, ma sostenere la partecipazione: scegliere, collaborare, mantenere gesti quotidiani. Conoscere la storia personale permette di costruire interventi significativi. Prendersi cura significa proteggere quando serve, ma lasciare s
Dott.ssa Alessia Perrone
2 setTempo di lettura: 6 min


Perché il cervello consuma così tanta energia?
Il cervello pesa appena il 2% del nostro corpo, ma consuma circa il 20% dell’energia dell’organismo. Anche quando riposiamo, miliardi di neuroni lavorano senza sosta per mantenere attive le connessioni, elaborare informazioni e sostenere ogni funzione del nostro organismo.
Dott.ssa Sara Serino
20 agoTempo di lettura: 5 min


Il “Segno della Testa Girata” (Head-Turning Sign): Quando il Paziente Cerca la Tua Mente per Rispondere
Durante una visita medica, o semplicemente nel corso di una normale conversazione in famiglia, si assiste spesso a una scena tipica. Alla persona affetta da demenza viene rivolta una domanda semplice, come: "Cosa hai mangiato oggi a pranzo?" o "Che giorno è oggi?". L'anziano non risponde subito. Prima esita, poi, quasi con un movimento automatico, gira la testa di scatto verso il proprio caregiver, cercando il suo sguardo, come a chiedere aiuto o una conferma visiva.
Cura Del Tempo
27 lugTempo di lettura: 4 min


Il fenomeno del Wandering nelle persone con Alzheimer: quando il camminare diventa un segnale da comprendere
Il wandering è un comportamento frequente nelle persone con Alzheimer, caratterizzato da spostamenti ripetitivi o disorientati apparentemente senza meta. Spesso rappresenta una risposta a disorientamento, ansia o bisogni non espressi. Comprenderne le cause e riconoscerne i segnali precoci aiuta a ridurre i rischi e a migliorare la qualità della vita della persona e dei caregiver, adottando strategie che garantiscano sicurezza e benessere.
Dott.ssa Giada Di Stasi
8 giuTempo di lettura: 4 min


Le emozioni contagiano il cervello: neuroscienze della regolazione emotiva
Le neuroscienze evidenziano che la regolazione emotiva non dipende solo da processi interni, ma anche dalla qualità delle relazioni. Fin dall’infanzia impariamo a gestire emozioni e stress attraverso la co-regolazione con gli altri. Relazioni sicure, empatia e segnali di calma favoriscono equilibrio e resilienza, mentre stress cronico e isolamento possono compromettere la capacità del sistema nervoso di ritrovare stabilità.
Dott.ssa Sara Serino
25 magTempo di lettura: 4 min


DEMENZA E DIFFERENZE DI GENERE NEI FATTORI DI RISCHIO NELL’ALZHEIMER: Comprendere la diversità per curare meglio
Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza delle differenze tra sesso biologico e genere nella demenza di Alzheimer. Sebbene le donne rappresentino la maggioranza dei pazienti, la malattia colpisce anche molti uomini e i fattori di rischio variano tra i sessi. Depressione, istruzione, socialità, sonno e fattori ormonali influenzano in modo diverso uomini e donne, così come i sintomi neuropsichiatrici. La ricerca punta oggi a cure più personalizzate per entrambi.
Dott. Zinni Lorenzo
12 magTempo di lettura: 4 min


Stimolare la mente attraverso le storie: Perché la lettura è un alleato fondamentale.
La demenza rappresenta una delle malattie più complesse e devastanti sia per chi ne è colpito sia per i familiari. Tra gli interventi non farmacologici che possono migliorare la qualità della vita dei pazienti, la lettura e l’ascolto di storie si rivelano strumenti preziosi. Queste attività stimolano diverse aree del cervello coinvolte nella memoria, nel linguaggio e nella comprensione, contribuendo a mantenere attive le funzioni cognitive e offrendo al tempo stesso un import
Dott.ssa Giada Di Stasi
16 marTempo di lettura: 5 min


PARKINSON E PREVENZIONE: IL POSSIBILE RUOLO DELLA CAFFEINA
Il morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa che colpisce milioni di persone nel mondo. È causata dalla progressiva perdita dei neuroni che producono dopamina, sostanza fondamentale per il controllo dei movimenti. Per questo compaiono sintomi come tremore, rigidità e lentezza. Alcuni studi suggeriscono che il consumo moderato di caffeina, presente soprattutto nel caffè, possa essere associato a un rischio più basso di sviluppare la malattia. Tuttavia non rappresenta
Dott.ssa Francesca Grimani
9 marTempo di lettura: 4 min


Intelligenza artificiale e neuroscienze per la diagnosi precoce delle demenze
L’incontro tra neuroscienze e intelligenza artificiale permette oggi di individuare segni precoci delle demenze, rilevando cambiamenti minimi non osservabili clinicamente. Algoritmi avanzati analizzano immagini, dati funzionali e comportamentali, evidenziando pattern sottili e stimando il rischio individuale. Pur offrendo nuove possibilità di prevenzione e intervento, questo approccio richiede attenzione a privacy, bias e comunicazione clinica.
Dott.ssa Sara Serino
2 marTempo di lettura: 3 min


Hericium erinaceus e declino cognitivo: nuove prospettive neurobiologiche sullaplasticità neuronale
Negli ultimi anni il fungo Hericium erinaceus, noto come criniera di leone, ha attirato un interesse crescente non solo nella medicina tradizionale, ma anche nel mondo scientifico moderno per il suo potenziale ruolo nel supporto delle funzioni cognitive e nella prevenzione dell’invecchiamento cerebrale.
Chiara Teodoro
9 febTempo di lettura: 3 min


Il Legame tra Tempo e Memoria: Come il cervello gestisce la percezione del tempo
Il tempo è una dimensione che governa le nostre vite, ma è anche qualcosa che il nostro cervello è costantemente impegnato a interpretare. Ogni giorno, viviamo in un flusso ininterrotto di esperienze, ma non ci rendiamo conto che, dietro ogni attimo, c'è un processo incredibilmente complesso che ci permette di collocare ogni evento in un ordine temporale. La nostra memoria, infatti, non è solo un archivio di esperienze, ma è anche la chiave con cui gestiamo il tempo.
Dott.ssa Sara Serino
26 genTempo di lettura: 4 min


Realtà virtuale e intelligenza artificiale: tecnologie immersive e gamification nella stimolazione cognitiva dell’anziano con demenza
Negli ultimi anni, tecnologie come realtà virtuale, giochi digitali e intelligenza artificiale stanno trasformando la stimolazione cognitiva per gli anziani con demenza. Questi strumenti, combinando personalizzazione, motivazione ed emozione, offrono nuove possibilità terapeutiche capaci di sostenere la memoria, l’attenzione e il benessere emotivo, senza mai sostituire il valore insostituibile della relazione umana.
Dott.ssa Sara Serino
13 ott 2025Tempo di lettura: 3 min


“STILL ALICE: il cinema racconta l’Alzheimer”
La memoria è la nostra bussola: ci orienta, custodisce ciò che siamo e ci lega agli altri. “Still Alice” racconta con sensibilità la perdita di questa bussola, mostrando non solo la fragilità della mente, ma anche la forza dell’amore e della dignità umana. È un film che invita a guardare oltre la malattia e a riconoscere, in ogni persona, la bellezza che resiste al tempo e all’oblio.
Dott.ssa Francesca Grimani
6 ott 2025Tempo di lettura: 3 min


Centri diurni e demenze: promuovere socialità, stimolo cognitivo e supporto familiare
La gestione delle demenze rappresenta una sfida quotidiana sia per le persone colpite sia per i loro caregiver. In questo contesto, i centri diurni si configurano come interventi di supporto multidimensionale, offrendo non solo assistenza, ma anche opportunità di socializzazione, stimolazione cognitiva e sostegno psicosociale (NIH, 2024).
Dott.ssa Letizia Vitale
15 set 2025Tempo di lettura: 2 min


Pseudodemenza depressiva - l'errore della diagnosi
La pseudodemenza depressiva è una condizione reversibile che imita i sintomi della demenza, ma è causata principalmente dalla depressione maggiore. Spesso viene confusa con l’Alzheimer, portando a diagnosi errate. Una valutazione multidisciplinare e l’uso di esami strumentali sono fondamentali per una corretta diagnosi e un trattamento efficace.

Dott. Gabriele Scuccimarra
7 lug 2025Tempo di lettura: 2 min


L’Arteterapia: un ponte creativo nella cura delle demenzE
La gioia del creare libera energie vitali, abbatte le difese e risveglia la parte più autentica e viva di noi. Ed è proprio in questo...
Cura Del Tempo
5 mag 2025Tempo di lettura: 4 min


Un mondo senza tempo: l'esperienza dei pazienti con Alzheimer
Comprendere come i pazienti con Alzheimer percepiscono il tempo è fondamentale per migliorare la comunicazione e la cura.
Clelia Zambelli
24 mar 2025Tempo di lettura: 3 min


Il bilinguismo e riserva cognitiva – Parlare più lingue ci protegge dalle demenze?
La riserva cognitiva è la capacità del cervello di adattarsi e di compensare i cambiamenti che si sviluppano dopo gravi lesioni
Dott.ssa Sara Muselli
10 mar 2025Tempo di lettura: 4 min
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