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L’importanza dell'ambiente e della routine nella sindrome del tramonto
La sindrome del tramonto è un termine clinico utilizzato per descrivere un peggioramento serale o notturno dello stato mentale in pazienti con disturbi cognitivi, in particolare con demenza. Sebbene sia un fenomeno frequente, rimane ancora poco definito, ma il suo impatto sui pazienti e sui loro caregiver è enorme.
Arianna Pastore
2 ore faTempo di lettura: 2 min


Oltre la diagnosi: quando la cura dell’anziano parte da ciò che può ancora fare
Una diagnosi di Alzheimer non dovrebbe definire una persona attraverso ciò che non riesce più a fare. Anche quando memoria, linguaggio e autonomia cambiano, restano capacità, abitudini, gusti ed emozioni da valorizzare. La cura non significa sostituirsi, ma sostenere la partecipazione: scegliere, collaborare, mantenere gesti quotidiani. Conoscere la storia personale permette di costruire interventi significativi. Prendersi cura significa proteggere quando serve, ma lasciare s
Dott.ssa Alessia Perrone
2 setTempo di lettura: 6 min


Perché il cervello consuma così tanta energia?
Il cervello pesa appena il 2% del nostro corpo, ma consuma circa il 20% dell’energia dell’organismo. Anche quando riposiamo, miliardi di neuroni lavorano senza sosta per mantenere attive le connessioni, elaborare informazioni e sostenere ogni funzione del nostro organismo.
Dott.ssa Sara Serino
20 agoTempo di lettura: 5 min


Realtà virtuale e demenza: Un nuovo modo per stimolare i ricordi
La realtà virtuale potrebbe offrire nuove possibilità nel campo della terapia della reminiscenza per le persone con demenza. Attraverso visori e ambienti immersivi a 360°, è possibile ricreare luoghi significativi della vita della persona, favorendo il recupero di ricordi, emozioni e racconti personali. L’esperienza, se personalizzata, può stimolare memoria e comunicazione. Non si tratta di una cura, ma di uno strumento complementare che può valorizzare la storia individuale
Dott.ssa Elena Cornacchiulo
19 agoTempo di lettura: 4 min


Il “Segno della Testa Girata” (Head-Turning Sign): Quando il Paziente Cerca la Tua Mente per Rispondere
Durante una visita medica, o semplicemente nel corso di una normale conversazione in famiglia, si assiste spesso a una scena tipica. Alla persona affetta da demenza viene rivolta una domanda semplice, come: "Cosa hai mangiato oggi a pranzo?" o "Che giorno è oggi?". L'anziano non risponde subito. Prima esita, poi, quasi con un movimento automatico, gira la testa di scatto verso il proprio caregiver, cercando il suo sguardo, come a chiedere aiuto o una conferma visiva.
Cura Del Tempo
27 lugTempo di lettura: 4 min


La memoria delle mani: quando i gesti raccontano una storia che la demenza non cancella
Nella demenza non si perde tutto allo stesso modo. La memoria procedurale, che custodisce i gesti appresi con l'esperienza, può rimanere a lungo conservata. Valorizzare queste capacità significa promuovere autonomia, benessere e preservare l'identità della persona.
Dott.ssa Alessia Perrone
20 lugTempo di lettura: 6 min


La comunicazione come gesto di cura
L'elderspeak è un linguaggio infantilizzante spesso usato con buone intenzioni, ma che può compromettere dignità, autonomia e collaborazione della persona anziana. Una comunicazione centrata sulla persona, rispettosa e adattata ai reali bisogni, rappresenta uno strumento fondamentale di cura.
Dott.ssa Giada Di Stasi
13 lugTempo di lettura: 5 min


Default Mode Network: riposo falso vs riposo neurale
Il Default Mode Network (DMN) è una rete cerebrale che si attiva principalmente durante il riposo mentale. La sua scoperta ha cambiato la visione del cervello, dimostrando che anche in assenza di compiti specifici l'attività cerebrale rimane intensa. Il DMN è coinvolto nell'autoriflessione, nella memoria autobiografica, nell'immaginazione del futuro e nella comprensione degli altri. Alterazioni della sua attività sono associate a diverse patologie neurologiche e psichiatriche
Dott.ssa Sara Serino
6 lugTempo di lettura: 7 min


Demenza e servizi sociali: quando la memoria si cura con la relazione
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di demenza e malattia di Alzheimer. Il dibattito pubblico si concentra soprattutto sugli aspetti sanitari: diagnosi precoce, terapie farmacologiche, nuove tecnologie e strutture specializzate. Tuttavia, accanto alla dimensione clinica, esiste un altro elemento fondamentale che troppo spesso passa in secondo piano: la vita sociale della persona anziana.
Dott.ssa Alessia Perrone
15 giuTempo di lettura: 3 min


Il fenomeno del Wandering nelle persone con Alzheimer: quando il camminare diventa un segnale da comprendere
Il wandering è un comportamento frequente nelle persone con Alzheimer, caratterizzato da spostamenti ripetitivi o disorientati apparentemente senza meta. Spesso rappresenta una risposta a disorientamento, ansia o bisogni non espressi. Comprenderne le cause e riconoscerne i segnali precoci aiuta a ridurre i rischi e a migliorare la qualità della vita della persona e dei caregiver, adottando strategie che garantiscano sicurezza e benessere.
Dott.ssa Giada Di Stasi
8 giuTempo di lettura: 4 min


“SPETTATORI DEL PROPRIO DECLINO-IL PARADOSSO DELL’IPER-CONSAPEVOLEZZA NELLE PRIME FASI DELLA DEMENZA”
C’è un momento preciso, nel lungo e complesso viaggio delle patologie neurodegenerative, di cui si parla troppo poco, quasi fosse un capitolo da sfogliare in fretta: la fase dell’esordio, caratterizzata dal profondo paradosso dell’iper-consapevolezza.
Dott.ssa Francesca Grimani
1 giuTempo di lettura: 4 min


Ippoterapia e demenza: il potere curativo degli animali
La demenza rappresenta oggi una delle principali sfide sanitarie e sociali a livello globale. Negli ultimi anni, accanto ai trattamenti farmacologici, la ricerca scientifica si è focalizzata sulle terapie non farmacologiche, finalizzate a migliorare la qualità della vita dei pazienti. Tra queste, l’ippoterapia sta suscitando un interesse crescente.
Dott.ssa Elena Cornacchiulo
18 magTempo di lettura: 3 min


DEMENZA E DIFFERENZE DI GENERE NEI FATTORI DI RISCHIO NELL’ALZHEIMER: Comprendere la diversità per curare meglio
Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza delle differenze tra sesso biologico e genere nella demenza di Alzheimer. Sebbene le donne rappresentino la maggioranza dei pazienti, la malattia colpisce anche molti uomini e i fattori di rischio variano tra i sessi. Depressione, istruzione, socialità, sonno e fattori ormonali influenzano in modo diverso uomini e donne, così come i sintomi neuropsichiatrici. La ricerca punta oggi a cure più personalizzate per entrambi.
Dott. Zinni Lorenzo
12 magTempo di lettura: 4 min


Light Therapy: Un Approccio Innovativo per la Cura dell'Alzheimer
La terapia della luce è un intervento non farmacologico promettente per l’Alzheimer: aiuta a regolare sonno, ritmi circadiani e umore. L’esposizione a luce naturale e blu può ridurre agitazione, insonnia e sintomi depressivi, migliorando il benessere del paziente e la qualità della vita quotidiana.
Dott.ssa Giada Di Stasi
27 aprTempo di lettura: 4 min


La noia come stato neurocognitivo: perché è fondamentale per la mente
La noia non è solo assenza di stimoli, ma uno stato neurocognitivo attivo e funzionale. Attiva processi interni fondamentali come riflessione, integrazione delle esperienze e creatività. L’uso costante di stimoli digitali la riduce, causando sovraccarico cognitivo e minore consapevolezza. Può fungere da segnale emotivo e favorire apprendimento e idee. Recuperarla significa ristabilire equilibrio mentale e dare spazio a processi essenziali.
Dott.ssa Sara Serino
13 aprTempo di lettura: 4 min


SPAZI CHE CURANO: COME IL DESIGN PUÒ ORIENTARE E RASSICURARE LE PERSONE AFFETTE DA DEMENZA
Secondo l’OMS, circa 50 milioni di persone vivono con demenza, con 10 milioni di nuovi casi annui; l’Alzheimer è la forma più comune. La malattia compromette memoria, ragionamento e autonomia, includendo un precoce disorientamento spaziale. Questo peggiora negli ambienti non familiari, come le strutture residenziali. Per migliorare qualità della vita e indipendenza, è fondamentale progettare spazi semplici, riconoscibili e ben segnalati, favorendo orientamento e benessere.
Dott. Zinni Lorenzo
30 marTempo di lettura: 4 min


La dieta Mind: la nutrizione come prevenzione delle demenze
Attualmente non esiste una cura definitiva per molte forme di demenza; per questo motivo, negli ultimi anni la ricerca si è concentrata sempre più sui fattori di rischio modificabili, tra cui lo stile di vita e l’alimentazione.
Tra i modelli alimentari studiati per la prevenzione del declino cognitivo, la dieta MIND (Mediterranean-DASH Intervention for Neurodegenerative Delay) ha attirato particolare attenzione.
Dott.ssa Alessia Perrone
23 marTempo di lettura: 4 min


Stimolare la mente attraverso le storie: Perché la lettura è un alleato fondamentale.
La demenza rappresenta una delle malattie più complesse e devastanti sia per chi ne è colpito sia per i familiari. Tra gli interventi non farmacologici che possono migliorare la qualità della vita dei pazienti, la lettura e l’ascolto di storie si rivelano strumenti preziosi. Queste attività stimolano diverse aree del cervello coinvolte nella memoria, nel linguaggio e nella comprensione, contribuendo a mantenere attive le funzioni cognitive e offrendo al tempo stesso un import
Dott.ssa Giada Di Stasi
16 marTempo di lettura: 5 min


PARKINSON E PREVENZIONE: IL POSSIBILE RUOLO DELLA CAFFEINA
Il morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa che colpisce milioni di persone nel mondo. È causata dalla progressiva perdita dei neuroni che producono dopamina, sostanza fondamentale per il controllo dei movimenti. Per questo compaiono sintomi come tremore, rigidità e lentezza. Alcuni studi suggeriscono che il consumo moderato di caffeina, presente soprattutto nel caffè, possa essere associato a un rischio più basso di sviluppare la malattia. Tuttavia non rappresenta
Dott.ssa Francesca Grimani
9 marTempo di lettura: 4 min


SONNO E DEMENZA: un legame a doppio senso
Il sonno è una funzione biologica essenziale per il nostro equilibrio fisico e mentale. Con l’avanzare dell’età, la qualità del sonno tende naturalmente a diminuire: si osservano riduzione del sonno profondo, frammentazione notturna e maggiore difficoltà ad addormentarsi. Tuttavia, nelle persone con demenza le alterazioni del sonno possono essere più gravi.
Dott.ssa Elena Cornacchiulo
23 febTempo di lettura: 4 min
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