top of page
  • Black Facebook Icon
  • Black Twitter Icon
  • Black Instagram Icon

Buddhismo e Alzheimer: il naufragio della narrativa e il risveglio dell’essere

ree


“Ogni corpo regge la sua luminosa massa di memoria”, scrive Maria Grazia Calandrone. Ma ci sono

malattie che sottraggono la memoria e lasciano spazio ad altro. L’Alzheimer viene spesso

raccontato come una terra d’ombra, un furto d’identità che lascia dietro di sé solo gusci vuoti.

Eppure, osservando da vicino il ritmo di chi ne è colpito, si scorge una verità diversa, quasi mistica,

che sembra scaturire direttamente dalle radici della filosofia buddista. Esiste una forma di libertà

inattesa in questo naufragio della memoria: la capacità involontaria di abitare il presente assoluto.

Mentre il mondo corre verso un futuro che non esiste ancora e si logora nel ricordo di un passato

che non c’è più, chi vive con questa malattia viene spogliato di ogni cronologia, ritrovandosi nudo e

puro nell’unica dimensione reale che ci è concessa: il qui ed ora.

È un’esistenza che si riduce all’essenziale, dove il tempo non è più una linea retta ma un cerchio

perfetto. È l’abitare il presente senza la sovrastruttura della narrazione, senza quel commento

incessante della mente che cataloga ogni esperienza. Visto in quest’ottica, l’Alzheimer può

rappresentare un paradossale ritorno a se stessi. Quando crollano le impalcature della biografia, ciò

che resta è l’essenza. Un ritorno a quel nucleo originario che esiste prima di ogni racconto, a quella

scintilla di “essere” che non dipende da ciò che abbiamo fatto ma da ciò che siamo nell’istante in

cui respiriamo. Le emozioni, infatti, non hanno bisogno di una storia per esistere; esse non vivono

nel passato né nel futuro, ma accadono sempre e solo nell'istante. La paura che attraversa il corpo

come un brivido improvviso, la calma che si posa lenta sulle spalle, una gioia senza nome o una

sorpresa inattesa: tutto questo vibra anche quando le parole mancano e la biografia si sfalda. Le

emozioni restano, forse più esposte, più nude, più dirette. Non sono più protette dal senso logico,

ma non per questo sono spente. Un gesto brusco può ferire profondamente, una voce calma può

rassicurare, una presenza silenziosa può farsi riparo. Non è più la memoria a tenere la persona

ancorata alla vita, ma questo sentire vivo, questo accadere fragile e reale del momento.

In questo silenzio dei ricordi, emerge una bellezza che non ha bisogno di etichette, il trionfo

dell’essere sul fare. Chi non sa più chi è, riesce paradossalmente a essere più di chiunque altro,

perché non deve più sostenere ruoli o maschere. Resta l’anima che riconosce l’amore non per il

nome che porta, ma per la vibrazione che emana. In questa condizione, l'importanza delle persone

accanto diventa assoluta: chi resta vicino non è più un testimone del passato, ma il custode del

presente. Diventa l'ancora che permette all'altro di non fluttuare nel vuoto, offrendo una

connessione che passa per la pelle, per lo sguardo, per l'energia del momento condiviso.

Forse allora l’aspetto più delicato di questo viaggio non è soltanto la perdita dei dati della memoria,

ma il rischio che, insieme ad essi, si perda il coraggio dell’incontro. Il pericolo è smettere di parlare

al "sentire", convinti che non serva più perché manca la comprensione razionale. Eppure, il gesto

più umano che ci resta non è tentare di ricostruire una continuità impossibile, ma abitare il presente

insieme, con delicatezza e profonda attenzione. Perché quando la narrativa della vita si disintegra,

non resta il nulla. Resta il qui e ora. E nel qui e ora, le emozioni continuano a dire “io”, anche senza

parole, anche senza memoria.

Il concetto di "per sempre" non deve necessariamente rimandare a una durata cronologica, a una

linea che si perde all'orizzonte dei decenni. Un momento può essere ugualmente "per sempre" per la

traccia indelebile che lascia nel cuore, per la qualità della luce che sprigiona mentre accade. La vita

accade, immensa, in un unico e solo battito di ciglia condiviso: ed è in quella frazione di secondo

che si nasconde l’eternità.



A Cura della dott.ssa Chiara Teodoro

Commenti


CONTATTI

LA CURA DEL TEMPO 

Associazione di Promozione Sociale

Sede Operativa:
Via San Francesco D’Assisi. n. 15

Chieti scalo

​Orari di apertura (dal lunedì al venerdì):​
Mattina: ore 8.30 – 13.30  ​

Pomeriggio: ore 15.00 – 19.00 

Tel. 0871.452714
Cell. 345.6108888 

E-mail: lacuradeltempo.chieti@gmail.com

SOCIAL

© 2023 by End Hunger. Proudly created with Wix.com

bottom of page