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SONNO E DEMENZA: un legame a doppio senso



Il sonno è una funzione biologica essenziale per il nostro equilibrio fisico e mentale. Durante la notte, il cervello consolida la memoria, elabora le emozioni e rimuove le tossine accumulate durante il giorno, come la beta-amiloide, il cui accumulo è associato a un aumento del rischio di malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer.

Con l’avanzare dell’età, la qualità del sonno tende naturalmente a diminuire: si osservano riduzione del sonno profondo, frammentazione notturna e maggiore difficoltà ad addormentarsi. Tuttavia, nelle persone con demenza le alterazioni del sonno possono essere più gravi perché la degenerazione dei neuroni va a toccare anche le aree cerebrali che regolano i ritmi circadiani e il sonno.

Circa la metà delle persone con Alzheimer o altre forme di demenza presenta disturbi del sonno, che possono manifestarsi con insonnia (difficoltà ad addormentarsi), risvegli frequenti, inversione del ritmo sonno-veglia o eccessiva sonnolenza diurna. Spesso invece è osservabile un fenomeno chiamato Sundowing o sindrome del tramonto: al tramonto del sole o quando avviene un cambiamento nell’illuminazione di un ambiente, passando da una buona luce a una scarsa la persona affetta da demenza diventa ancora più confusa, irrequieta e ansiosa. Tutto ciò può portare il malato a diventare aggressivo o a confondere il giorno con la notte.

Per cercare di limitare questi effetti è possibile:

• Favorire attività e contatti sociali durante il giorno.

• Incoraggiare l'esercizio fisico, in particolare le camminate, per stancare il corpo in modo naturale.

• Prestare attenzione all'ambiente circostante: l'aerazione della stanza, la temperatura, i rumori e la luce devono adattarsi alle abitudini e alle preferenze personali.


Più grave ma molto comune in soggetti con Alzheimer, è l’Apnea del sonno ostruttiva. Questa condizione è caratterizzata da interruzioni nella respirazione durante il sonno dovute all’ostruzione (totale o parziale) delle vie aeree superiori. Le pause respiratorie determinano frequenti micro-risvegli e una riduzione dell’ossigenazione cerebrale, compromettendo la qualità del sonno profondo.

Nei pazienti con demenza, la frammentazione del sonno e la ridotta ossigenazione possono accentuare il deterioramento cognitivo, aumentare la confusione e favorire irritabilità e agitazione. La scarsa qualità del riposo notturno, inoltre, tende a riflettersi sulle ore diurne, con maggiore sonnolenza, riduzione dell’attenzione e peggioramento dei disturbi comportamentali.

In questo contesto, il sonno non rappresenta soltanto un sintomo secondario della malattia, ma un elemento che interagisce attivamente con il suo decorso. Le evidenze scientifiche suggeriscono infatti che la relazione tra sonno e demenza sia bidirezionale.

Da un lato, i disturbi del sonno possono contribuire ad accelerare i processi neurodegenerativi: l’insonnia favorisce l’accumulo di beta-amiloide, mentre un sonno di buona qualità ne facilita l’eliminazione attraverso i meccanismi di “pulizia” cerebrale attivi durante la notte. Anche il disturbo del comportamento del sonno REM, caratterizzato da sogni vividi e movimenti complessi nella fase REM, è considerato un possibile indicatore precoce di malattie neurodegenerative come il Parkinson.

Dall’altro lato, la demenza stessa compromette le strutture cerebrali deputate alla regolazione dei ritmi circadiani, determinando insonnia, risvegli notturni, inversione sonno-veglia e sonnolenza diurna. Si crea così un circolo vizioso in cui il sonno disturbato accelera il peggioramento clinico e la malattia, a sua volta, rende il riposo sempre più frammentato e inefficace.


Strategie per migliorare il sonno nelle persone con demenza

Il modo migliore per affrontare i disturbi del sonno in chi soffre di Alzheimer o di altre forme di demenza dipende dalle cause specifiche di ciascun caso. Tuttavia, alcuni approcci generali si sono dimostrati utili per migliorare il riposo notturno:

  • Esposizione alla luce naturale o terapia della luce intensa durante il giorno: La luce brillante aiuta a regolare l’orologio biologico interno. Per chi non può trascorrere almeno un’ora all’aperto, l’uso di lampade speciali per la terapia della luce può essere efficace.

  • Aumentare l’attività fisica diurna: Camminare o svolgere altre attività leggere durante il giorno favorisce un sonno notturno più profondo e continuo.

  • Ottimizzare l’ambiente notturno: È importante mantenere la stanza buia, silenziosa e confortevole. Questo è particolarmente rilevante nelle strutture di cura, dove il movimento del personale durante la notte può disturbare il riposo dei residenti.

  • Stabilire una routine regolare: Orari coerenti per andare a letto e per svegliarsi aiutano a mantenere ritmi sonno-veglia più stabili e prevedibili.


Conoscere e gestire i disturbi del sonno nelle persone con demenza è fondamentale. Migliorare la qualità del riposo non solo sostiene la salute del paziente, ma riduce anche il carico emotivo e fisico di chi se ne prende cura, contribuendo a una migliore qualità della vita per entrambi.


Bibliografia

-Wennberg AMV, et al. Sleep disturbance, cognitive decline, and dementia: a review. Semin Neurol. 2017;37(4):395-406

-Wong R, et al. Sleep disturbances and dementia risk in older adults: findings from 10 years of National U.S. Prospective Data. Am J Prev Med. 2023;64(6):781-787

-Shi L, Chen SJ, Ma MY. Sleep disturbances increase the risk of dementia: A systematic review and meta-analysis. Sleep Med Rev. 2018; 40:4-16.

-Chen DW, Wang J, Zhang LL et al. Cerebrospinal Fluid Amyloid-β Levels are Increased in Patients with Insomnia. J Alzheimers Dis. 2018;61(2):645-651.


Articolo a cura della Dott.ssa Elena Cornacchiulo

Laureata in Psicologia Clinica e della Salute



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