Il potere del contatto: il nurturing touch nell'assistenza alla persona con alzheimer.

Il Nurturing Touch (letteralmente “tocco accudente” o “tocco nutriente”) è un approccio basato
sull’utilizzo consapevole del contatto corporeo in modo delicato e rispettoso, particolarmente
indicato nell’assistenza a persone fragili, anziane o con demenza. Questa pratica, ideata
dall’autrice neozelandese Peggy Dawson, ha come obiettivo principale comunicare sicurezza,
presenza, calma attraverso il tatto, trasformando il contatto fisico in uno strumento di relazione.
Nelle persone con malattia di Alzheimer la comunicazione verbale può diventare
progressivamente più difficile: il tatto può rappresentare un importante canale comunicativo non
verbale e il corpo può comunicare anche quando le parole diventano difficili o non sono più
sufficienti.
La comunicazione non verbale comprende un insieme eterogeneo di segnali e indizi
prevalentemente corporei e spaziali che accompagnano l’atto linguistico, contribuendo a
modularne, integrarne e determinarne il significato. Nel caso della demenza, assumono particolare
importanza elementi come la prossemica (ovvero l’utilizzo dello spazio), lo sguardo, l’espressione
del volto, il tono della voce, la postura, la gestualità e il contatto fisico.
Il Nurturing Touch si inserisce proprio in questo contesto: può essere utilizzato, per esempio,
attraverso una mano appoggiata delicatamente sulla mano della persona, un contatto lento e
rassicurante sul braccio, sulla spalla o un lieve massaggio delle mani.
Alcune forme di contatto lento e rassicurante possono attivare le vie nervose affettive, tra cui le
fibre C-tattili.
Le fibre C-tattili sono sottili terminazioni nervose non mielinizzate presenti nella pelle,
particolarmente sensibili a un tocco lento, delicato e piacevole, come una carezza. La loro
attivazione contribuisce all’elaborazione del cosiddetto “tocco affettivo” e può favorire una
percezione di vicinanza e di conforto.
Il Nurturing Touch può contribuire a ridurre l’agitazione: una persona con Alzheimer può
non comprendere pienamente ciò che sta accadendo, soprattutto durante l'assistenza personale.
Un approccio lento, accompagnato da un contatto rassicurante, può aiutarla a sentirsi
maggiormente al sicuro.
È importante perché permette di rafforzare la relazione assistenziale: attraverso il contatto,
l’operatore comunica alla persona che è presente, disponibile e attento ai suoi bisogni. Muoversi
lentamente, spiegare quello che si sta per fare, adattare il ritmo e la durata di un’azione
osservando i segnali non verbali e rispettandone i tempi significa prendersi cura della persona
nella sua globalità, riconoscendone necessità, emozioni, dignità e individualità.
Questo approccio può essere particolarmente significativo anche nei momenti della giornata in cui
alcune persone con demenza manifestano maggiore irrequietezza e disorientamento, come nel
tardo pomeriggio o nelle ore serali, fenomeno comunemente definito “sindrome del tramonto”. In
questi casi, un contatto lento, prevedibile e rispettoso può contribuire a creare un ambiente
relazionale più rassicurante e a favorire uno stato di maggiore tranquillità.
Il contatto può inoltre offrire una stimolazione sensoriale piacevole e un’occasione di attenzione
condivisa, contribuendo, in alcune situazioni, a ridurre l’irrequietezza e alcuni comportamenti di
agitazione o wandering (vagabondaggio).
Un ulteriore aspetto riguarda la consapevolezza corporea: può favorire una maggiore percezione
del proprio corpo e dei suoi confini, contribuendo a creare una sensazione di stabilità e fermezza
soprattutto nei momenti di disorientamento.
I possibili benefici riguardano anche chi assiste. L’utilizzo di modalità di interazione lente,
rispettose e non conflittuali può aiutare l’operatore o il familiare a gestire le situazioni assistenziali
con maggiore calma, favorendo la regolazione reciproca degli stati emotivi. La calma
dell’operatore può, infatti, influenzare positivamente il comportamento della persona assistita,
interrompendo eventuali circoli di tensione reciproca.
Alcune persone, però, potrebbero non gradire il contatto fisico, per questo è fondamentale
osservare il linguaggio non verbale: irrigidimento del corpo, allontanamento, agitazione,
espressione di paura o rifiuto devono essere riconosciuti e rispettati.
Nell'assistenza alla persona con Alzheimer, il Nurturing Touch dovrebbe essere applicato secondo
alcuni principi fondamentali: consenso e rispetto della persona, gradualità, osservazione delle
reazioni, adeguata intensità del contatto, attenzione al contesto e alle caratteristiche individuali.
In conclusione, il Nurturing Touch può rappresentare un prezioso strumento di cura e relazione, in
grado di promuovere il benessere emotivo della persona, comunicare attenzione e accudimento,
trasmettere sicurezza, favorire uno stato di maggiore tranquillità e, di conseguenza, facilitare la
collaborazione durante le attività e le routine quotidiane. Il suo valore risiede, soprattutto, nella
capacità di mantenere al centro la persona, rispettandone i tempi, le preferenze, i bisogni e la
dignità.
Articolo a cura di Domenica Facciorusso




Commenti