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Il potere del contatto: il nurturing touch nell'assistenza alla persona con alzheimer.

4 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Il Nurturing Touch (letteralmente “tocco accudente” o “tocco nutriente”) è un approccio basato

sull’utilizzo consapevole del contatto corporeo in modo delicato e rispettoso, particolarmente

indicato nell’assistenza a persone fragili, anziane o con demenza. Questa pratica, ideata

dall’autrice neozelandese Peggy Dawson, ha come obiettivo principale comunicare sicurezza,

presenza, calma attraverso il tatto, trasformando il contatto fisico in uno strumento di relazione.

Nelle persone con malattia di Alzheimer la comunicazione verbale può diventare

progressivamente più difficile: il tatto può rappresentare un importante canale comunicativo non

verbale e il corpo può comunicare anche quando le parole diventano difficili o non sono più

sufficienti.

La comunicazione non verbale comprende un insieme eterogeneo di segnali e indizi

prevalentemente corporei e spaziali che accompagnano l’atto linguistico, contribuendo a

modularne, integrarne e determinarne il significato. Nel caso della demenza, assumono particolare

importanza elementi come la prossemica (ovvero l’utilizzo dello spazio), lo sguardo, l’espressione

del volto, il tono della voce, la postura, la gestualità e il contatto fisico.

Il Nurturing Touch si inserisce proprio in questo contesto: può essere utilizzato, per esempio,

attraverso una mano appoggiata delicatamente sulla mano della persona, un contatto lento e

rassicurante sul braccio, sulla spalla o un lieve massaggio delle mani.

Alcune forme di contatto lento e rassicurante possono attivare le vie nervose affettive, tra cui le

fibre C-tattili.

Le fibre C-tattili sono sottili terminazioni nervose non mielinizzate presenti nella pelle,

particolarmente sensibili a un tocco lento, delicato e piacevole, come una carezza. La loro

attivazione contribuisce all’elaborazione del cosiddetto “tocco affettivo” e può favorire una

percezione di vicinanza e di conforto.

Il Nurturing Touch può contribuire a ridurre l’agitazione: una persona con Alzheimer può

non comprendere pienamente ciò che sta accadendo, soprattutto durante l'assistenza personale.

Un approccio lento, accompagnato da un contatto rassicurante, può aiutarla a sentirsi

maggiormente al sicuro.

È importante perché permette di rafforzare la relazione assistenziale: attraverso il contatto,

l’operatore comunica alla persona che è presente, disponibile e attento ai suoi bisogni. Muoversi

lentamente, spiegare quello che si sta per fare, adattare il ritmo e la durata di un’azione

osservando i segnali non verbali e rispettandone i tempi significa prendersi cura della persona

nella sua globalità, riconoscendone necessità, emozioni, dignità e individualità.

Questo approccio può essere particolarmente significativo anche nei momenti della giornata in cui

alcune persone con demenza manifestano maggiore irrequietezza e disorientamento, come nel

tardo pomeriggio o nelle ore serali, fenomeno comunemente definito “sindrome del tramonto”. In

questi casi, un contatto lento, prevedibile e rispettoso può contribuire a creare un ambiente

relazionale più rassicurante e a favorire uno stato di maggiore tranquillità.

Il contatto può inoltre offrire una stimolazione sensoriale piacevole e un’occasione di attenzione

condivisa, contribuendo, in alcune situazioni, a ridurre l’irrequietezza e alcuni comportamenti di

agitazione o wandering (vagabondaggio).

Un ulteriore aspetto riguarda la consapevolezza corporea: può favorire una maggiore percezione

del proprio corpo e dei suoi confini, contribuendo a creare una sensazione di stabilità e fermezza

soprattutto nei momenti di disorientamento.

I possibili benefici riguardano anche chi assiste. L’utilizzo di modalità di interazione lente,

rispettose e non conflittuali può aiutare l’operatore o il familiare a gestire le situazioni assistenziali

con maggiore calma, favorendo la regolazione reciproca degli stati emotivi. La calma

dell’operatore può, infatti, influenzare positivamente il comportamento della persona assistita,

interrompendo eventuali circoli di tensione reciproca.

Alcune persone, però, potrebbero non gradire il contatto fisico, per questo è fondamentale

osservare il linguaggio non verbale: irrigidimento del corpo, allontanamento, agitazione,

espressione di paura o rifiuto devono essere riconosciuti e rispettati.

Nell'assistenza alla persona con Alzheimer, il Nurturing Touch dovrebbe essere applicato secondo

alcuni principi fondamentali: consenso e rispetto della persona, gradualità, osservazione delle

reazioni, adeguata intensità del contatto, attenzione al contesto e alle caratteristiche individuali.

In conclusione, il Nurturing Touch può rappresentare un prezioso strumento di cura e relazione, in

grado di promuovere il benessere emotivo della persona, comunicare attenzione e accudimento,

trasmettere sicurezza, favorire uno stato di maggiore tranquillità e, di conseguenza, facilitare la

collaborazione durante le attività e le routine quotidiane. Il suo valore risiede, soprattutto, nella

capacità di mantenere al centro la persona, rispettandone i tempi, le preferenze, i bisogni e la

dignità.


Articolo a cura di Domenica Facciorusso

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