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Dall'impatto della diagnosi alla gestione del decorso cronico: Il vissuto emotivo del caregiver nelle malattie neurodegenerative
Caratterizzate da un decorso progressivo, irreversibile e invalidante, le malattia neurodegenerative non colpiscono soltanto l'individuo, ma travolgono inevitabilmente l'intero nucleo familiare. In questo contesto emerge la figura centrale del caregiver, ovvero colui o colei che si fa carico dell'assistenza quotidiana, fisica ed emotiva del paziente.
Elisabetta Gianfredi
5 ottTempo di lettura: 3 min


Cinema, demenza e parole giuste: the father
Parlare di demenza non è semplice. Spesso mancano le parole, ma il cinema può offrire un linguaggio diverso: non sostituisce le informazioni cliniche né il supporto professionale, ma può aprire uno spazio di ascolto, confronto e comprensione.
Rocco Maggio
28 setTempo di lettura: 4 min


Il potere del contatto: il nurturing touch nell'assistenza alla persona con alzheimer.
Quando le parole diventano più difficili, il corpo può continuare a comunicare. Un contatto lento, delicato e rispettoso può trasmettere sicurezza, calma e vicinanza, favorendo la relazione con la persona con demenza.
Perché prendersi cura significa anche esserci, con presenza e rispetto, attraverso ogni gesto.
Domenica Facciorusso
25 setTempo di lettura: 3 min


Demenza e servizi sociali: quando la memoria si cura con la relazione
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di demenza e malattia di Alzheimer. Il dibattito pubblico si concentra soprattutto sugli aspetti sanitari: diagnosi precoce, terapie farmacologiche, nuove tecnologie e strutture specializzate. Tuttavia, accanto alla dimensione clinica, esiste un altro elemento fondamentale che troppo spesso passa in secondo piano: la vita sociale della persona anziana.
Dott.ssa Alessia Perrone
15 giuTempo di lettura: 3 min


“SPETTATORI DEL PROPRIO DECLINO-IL PARADOSSO DELL’IPER-CONSAPEVOLEZZA NELLE PRIME FASI DELLA DEMENZA”
C’è un momento preciso, nel lungo e complesso viaggio delle patologie neurodegenerative, di cui si parla troppo poco, quasi fosse un capitolo da sfogliare in fretta: la fase dell’esordio, caratterizzata dal profondo paradosso dell’iper-consapevolezza.
Dott.ssa Francesca Grimani
1 giuTempo di lettura: 4 min


Ippoterapia e demenza: il potere curativo degli animali
La demenza rappresenta oggi una delle principali sfide sanitarie e sociali a livello globale. Negli ultimi anni, accanto ai trattamenti farmacologici, la ricerca scientifica si è focalizzata sulle terapie non farmacologiche, finalizzate a migliorare la qualità della vita dei pazienti. Tra queste, l’ippoterapia sta suscitando un interesse crescente.
Dott.ssa Elena Cornacchiulo
18 magTempo di lettura: 3 min


DEMENZA E DIFFERENZE DI GENERE NEI FATTORI DI RISCHIO NELL’ALZHEIMER: Comprendere la diversità per curare meglio
Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza delle differenze tra sesso biologico e genere nella demenza di Alzheimer. Sebbene le donne rappresentino la maggioranza dei pazienti, la malattia colpisce anche molti uomini e i fattori di rischio variano tra i sessi. Depressione, istruzione, socialità, sonno e fattori ormonali influenzano in modo diverso uomini e donne, così come i sintomi neuropsichiatrici. La ricerca punta oggi a cure più personalizzate per entrambi.
Dott. Zinni Lorenzo
12 magTempo di lettura: 4 min


La stimolazione uditiva ritmica nella riabilitazione delle patologie neurodegenerative
Negli ultimi anni, l’interesse verso approcci riabilitativi non farmacologici nelle patologie neurodegenerative è cresciuto in modo significativo. In particolare, nel caso della malattia di Parkinson, accanto alle terapie mediche tradizionali si stanno affermando interventi innovativi che mirano a migliorare la qualità della vita del paziente. Tra questi, la stimolazione uditiva ritmica (Rhythmic Auditory Stimulation, RAS) rappresenta una delle strategie più studiate e promet
Dott.ssa Alessia Perrone
5 magTempo di lettura: 3 min


CHI SI PRENDE CURA DI CHI CURA?LA FATICA INVISIBILE DEI CAREGIVER
Essere caregiver non è soltanto “fare qualcosa per qualcuno”, ma è un modo di abitare il tempo. Un tempo che si riempie di attenzioni, di piccoli gesti ripetuti, di responsabilità continue; un tempo fatto di risvegli notturni, di segnali impercettibili da imparare a riconoscere. E dentro tutto questo vive una fatica che raramente trova parole.
Dott.ssa Francesca Grimani
21 aprTempo di lettura: 5 min


Solitudine e Demenza: i fattori aspecifici del deterioramento cognitivo
Negli ultimi anni, la ricerca ha evidenziato come la solitudine sia un importante fattore di rischio per la demenza, accanto a cause biologiche e genetiche. Distinta dall’isolamento sociale, può influire negativamente sulle funzioni cognitive, aumentando il rischio fino al 30%. Stress e infiammazione cerebrale contribuiscono al declino. Promuovere relazioni sociali e stili di vita sani è fondamentale per proteggere la salute del cervello nel tempo.
Dott.ssa Elena Cornacchiulo
7 aprTempo di lettura: 3 min


SPAZI CHE CURANO: COME IL DESIGN PUÒ ORIENTARE E RASSICURARE LE PERSONE AFFETTE DA DEMENZA
Secondo l’OMS, circa 50 milioni di persone vivono con demenza, con 10 milioni di nuovi casi annui; l’Alzheimer è la forma più comune. La malattia compromette memoria, ragionamento e autonomia, includendo un precoce disorientamento spaziale. Questo peggiora negli ambienti non familiari, come le strutture residenziali. Per migliorare qualità della vita e indipendenza, è fondamentale progettare spazi semplici, riconoscibili e ben segnalati, favorendo orientamento e benessere.
Dott. Zinni Lorenzo
30 marTempo di lettura: 4 min


La dieta Mind: la nutrizione come prevenzione delle demenze
Attualmente non esiste una cura definitiva per molte forme di demenza; per questo motivo, negli ultimi anni la ricerca si è concentrata sempre più sui fattori di rischio modificabili, tra cui lo stile di vita e l’alimentazione.
Tra i modelli alimentari studiati per la prevenzione del declino cognitivo, la dieta MIND (Mediterranean-DASH Intervention for Neurodegenerative Delay) ha attirato particolare attenzione.
Dott.ssa Alessia Perrone
23 marTempo di lettura: 4 min


Intelligenza artificiale e neuroscienze per la diagnosi precoce delle demenze
L’incontro tra neuroscienze e intelligenza artificiale permette oggi di individuare segni precoci delle demenze, rilevando cambiamenti minimi non osservabili clinicamente. Algoritmi avanzati analizzano immagini, dati funzionali e comportamentali, evidenziando pattern sottili e stimando il rischio individuale. Pur offrendo nuove possibilità di prevenzione e intervento, questo approccio richiede attenzione a privacy, bias e comunicazione clinica.
Dott.ssa Sara Serino
2 marTempo di lettura: 3 min
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