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SPAZI CHE CURANO: COME IL DESIGN PUÒ ORIENTARE E RASSICURARE LE PERSONE AFFETTE DA DEMENZA


Secondo i dati dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, 2019), attualmente circa 50 milioni di persone convivono con demenza e ogni anno vengono diagnosticate quasi 10 milioni di nuove diagnosi. Il morbo di Alzheimer (AD) rappresenta la forma più diffusa: è una malattia neurodegenerativa con esordio insidioso e progressivo, caratterizzata da disturbi della memoria e perdita della capacità di ragionare e di eseguire attività quotidiane.


Considerata l’elevata incidenza della patologia a livello globale, è fondamentale anche investire nella creazione di ambienti e strutture idonee che garantiscano a tali persone una qualità della vita dignitosa e un adeguato supporto alle loro necessità specifiche.

Sia l’invecchiamento tipico che la demenza provocano un marcato declino delle capacità di orientamento e di navigazione. L’orientamento spaziale e la capacità di navigazione iniziano a deteriorarsi relativamente presto nel processo di invecchiamento (anche in assenza di evidenti carenze in altre capacità cognitive), portando le persone anziane ad incontrare difficoltà nell’orientarsi e nell’apprendere percorsi in ambienti nuovi. Anche dopo aver appreso un nuovo ambiente, risultano meno efficaci dei loro colleghi più giovani. Però tale perdita di navigazione è ancora più evidente negli individui con Deterioramento Cognitivo Lieve (MCI) (in cui uno o più domini cognitivi sono compromessi, ma le attività quotidiane sono ancora preservate) o morbo di Alzheimer (AD), in cui uno dei primi sintomi ad emergere è proprio il disorientamento cognitivo.


Le difficoltà di orientamento possono diventare particolarmente problematiche nel caso di uno spostamento dal proprio ambiente naturale in un ambiente non familiare, come ad esempio le case di cura residenziali. Per le persone affette da demenza, questo trasferimento rappresenta un evento significativo perché oltre ad inserirsi all’interno di condizioni di vita strutturate, routinarie e comunitarie, essi affrontano anche un senso di continuità, di identità personale e di appartenenza interrotto con la propria familiarità, unito a una mancanza di controllo e autonomia sul trasferimento. Questa transizione può provocare stati emotivi negativi (ad esempio, confusione, ansia, depressione) e peggiorare i sintomi, compromettendo il benessere. Di conseguenza, è essenziale che gli ambienti ospitanti siano progettati per facilitare l’orientamento spaziale e compensare il declino delle capacità di orientamento. Ciò consentirebbe ai residenti di adattarsi con più facilità nella nuova sistemazione, migliorare la loro qualità della vita e il loro benessere, e di mantenere un maggior grado di indipendenza.


Tra le caratteristiche di un edificio in grado di supportare le capacità di orientamento degli individui c’è la navigabilità, definita come la misura in cui diverse destinazioni possono essere raggiunte con uno sforzo ragionevole e in un tempo ragionevole. Poiché ci sono alcune caratteristiche dell’edificio e del design interno in grado di rendere facile la navigazione, nello sviluppo di ambienti per persone con capacità di orientamento in declino, la progettazione dovrebbe mirare ad edifici residenziali con planimetrie semplici, eccellente accesso visivo, poca uniformità, un sistema di segnaletica chiaro e la presenza di punti di riferimento.


-Le planimetrie di piccole dimensioni risultano le più efficaci: tutto ciò di cui il residente ha bisogno è sempre in vista (accesso visivo) da qualsiasi punto della struttura in cui si trovi. Questa disposizione facilita la memoria e il richiamo spaziale, così come le decisioni di orientamento;

-I luoghi dovrebbero essere distinguibili e avere un significato: l’efficienza della loro navigazione spaziale dipende dalla capacità delle persone di riconoscere immediatamente il luogo in cui si trovano o verso cui si stanno dirigendo. Per tale motivo, le camere da letto sono private e le pareti distinguibili per facilitarne il riconoscimento (ad esempio, personalizzando i colori delle camere o posizionando un ritratto del residente e un cartello con il nome sulle porte, o con scatole dei ricordi che contengono immagini e altri oggetti personali);

-Punti di decisione e spazi comuni: gli spazi di accesso comuni presentano più di un punto d’accesso e per evitare confusione, si possono usare mobili dal design differente, diverse combinazioni cromatiche o carte da parati per rendere i luoghi chiaramente distinguibili. È utile anche assegnare ai luoghi dei nomi che ne riflettano la funzione, il che aiuta la navigazione;

-I corridoi: non ci dovrebbero essere troppi punti di scelta e non dovrebbero essere simili perché mettono in difficoltà gli anziani con MCI o AD, i quali hanno bisogno di punti di riferimento o altri segnali per disambiguare situazioni visivamente simili. Per tale motivo, si possono creare corridoi brevi che includono l’uso di temi diversi (ad esempio, un corridoio oceanico o forestale), colori diversi per porte e pareti, cornici di colori diversi per quadri sulle pareti o ingressi progettati in modo diverso per i diversi corridoi in modo che siano facili da distinguere;

-La segnaletica e le mappe: una buona segnaletica combina icone con testo (per ovviare ai problemi di linguaggio e comprensione della letteratura), usa icone familiari ed è posizionata all’altezza degli occhi o più in basso per ridurre lo sforzo cognitivo.

Oltre alla navigabilità ci sono anche altre caratteristiche dell’edificio che possono influenzare l’orientamento:

-Luce: buona quantità e qualità sono essenziali per il ritmo circadiano degli anziani, per la percezione e il mantenimento;

-Acustica: un basso livello di rumore facilita l’orientamento.

In conclusione, l’orientamento rappresenta un’abilità cruciale per l’autonomia quotidiana e il benessere dell’individuo durante tutto l’arco della vita. Con il crescente invecchiamento della popolazione e quindi del numero di persone che possono vivere in case di cura residenziali, comprendere il legame tra vulnerabilità dei comportamenti di orientamento e ambiente diventa fondamentale.

L’ambiente fisico, con le sue caratteristiche architettoniche e progettuali, potrebbe fare la differenza nel consentire a tali persone di mantenere la propria autonomia e di migliorare la navigabilità delle case di cura residenziali, portando ad indurre al minimo il disorientamento spaziale.



Bibliografia:

Elena Carbone, Laura Miola, Erika Borella and Francesca Pazzaglia Dementia-friendly design Towards minimizing spatial disorientation in residential care homes

L. P. G. van Buuren, PDEng, MSc1 , and M. Mohammadi, PhD, MSc Dementia-Friendly Design: A Set of Design Criteria and Design Typologies Supporting Wayfinding



A cura del dott. Lorenzo Zinni

Laureato in scienze e tecniche psicologiche

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