Teatro e demenza- I benefici della teatroterapia come intervento non farmacologico
- Dott.ssa Elena Cornacchiulo
- 7 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min

Il teatro è una delle forme artistiche più antiche, capace di trasportarci con la mente verso altri mondi. Un’attività alla portata di tutti, anche delle persone anziane che soffrono di patologie neurodegenerative e che – attraverso la recitazione – hanno modo di mettersi in gioco.
Negli ultimi anni, il teatro ha assunto un ruolo sempre più rilevante tra gli interventi non farmacologici rivolti alle persone con demenza. Questo approccio non si concentra esclusivamente sui sintomi della malattia, ma mira a valorizzare le capacità ancora presenti nella persona, promuovendo il benessere psicologico, relazionale ed emotivo.
Attraverso il gioco teatrale, i partecipanti vengono stimolati a interagire attivamente e a sperimentare forme di comunicazione alternative, che non si limitano al linguaggio verbale ma includono il movimento, lo sguardo, la mimica facciale e la vocalità.
In questo contesto si inserisce la teatroterapia, una disciplina che utilizza tecniche teatrali con finalità educative, riabilitative e terapeutiche. A differenza del teatro tradizionale, non ha come obiettivo la realizzazione di uno spettacolo né la valutazione della performance, ma il benessere della persona attraverso il processo creativo. Le attività vengono adattate alle capacità dei partecipanti e possono includere esercizi di rilassamento, movimento corporeo, improvvisazione, giochi di ruolo, narrazione autobiografica e l’uso di musica o oggetti evocativi. Non è necessario memorizzare un copione: ogni gesto, parola o emozione diventa parte integrante dell’esperienza comunicativa.
Un esempio di attività laboratoriale è il “gioco degli oggetti evocativi”: ai partecipanti vengono mostrati oggetti di uso comune legati alla vita quotidiana del passato (come una vecchia radio, una fotografia, un fazzoletto ricamato o utensili domestici). Ogni persona è invitata a osservare l’oggetto e a condividere liberamente ciò che evoca: un ricordo, una sensazione, una storia reale o immaginata. Chi conduce l’attività, non corregge né valuta il contenuto, ma facilita l’espressione e la condivisione nel gruppo, valorizzando ogni forma di comunicazione. Nei pazienti con demenza, questi oggetti famigliari agiscono come "ancore" sensoriali, capaci di sbloccare il linguaggio e riattivare la memoria autobiografica.
Le evidenze scientifiche indicano che la teatroterapia, pur non modificando il decorso della malattia, può contribuire a mantenere più stabili alcune funzioni cognitive, comportamentali e motorie, oltre a favorire il benessere emotivo e relazionale. Per questo motivo viene sempre più spesso integrata nei programmi di assistenza multidisciplinare come intervento complementare alle terapie farmacologiche.
Uno degli aspetti più significativi del teatro è la sua capacità di attivare la sfera emotiva. Anche quando memoria e linguaggio risultano compromessi, la componente emotiva tende spesso a rimanere più preservata. Attraverso una musica, un gesto, una scena improvvisata o un oggetto significativo, la persona può esprimere emozioni, condividere esperienze e riscoprire aspetti importanti della propria identità. L’obiettivo non è verificare l’esattezza dei ricordi, ma attribuire valore al loro significato affettivo e personale.
Le attività teatrali favoriscono inoltre il mantenimento della memoria autobiografica e del senso di continuità della propria storia di vita. Molti laboratori utilizzano fotografie, racconti, musiche e oggetti appartenenti alla quotidianità dei partecipanti per stimolare il recupero di esperienze significative. Questo contribuisce a rafforzare l’identità personale e a restituire alla persona un ruolo attivo all’interno del gruppo.
Dal punto di vista relazionale, il teatro facilita la comunicazione anche quando il linguaggio verbale diventa limitato. Il contatto visivo, il linguaggio del corpo, il sorriso e la condivisione scenica diventano strumenti fondamentali per costruire relazioni autentiche tra i partecipanti. L’ambiente teatrale, privo di giudizio e basato sull’accoglienza, riduce la paura dell’errore e incoraggia una partecipazione spontanea, contribuendo a diminuire il senso di isolamento spesso associato alla demenza.
I benefici non riguardano soltanto la persona con demenza, ma anche familiari e caregiver. Partecipare o assistere ai laboratori consente spesso di osservare il proprio congiunto sotto una prospettiva diversa, valorizzandone le capacità residue. Inoltre, il coinvolgimento emotivo e relazionale nelle attività può migliorare il benessere psicologico di chi presta assistenza, rafforzando il legame e favorendo una relazione più equilibrata e positiva.
Le evidenze scientifiche attuali suggeriscono che il teatro e la teatroterapia possano contribuire a migliorare la qualità della vita, aumentare la partecipazione sociale, favorire l’espressione emotiva e ridurre alcuni disturbi comportamentali, come apatia e agitazione, pur richiedendo ulteriori studi di approfondimento.
In conclusione, il teatro rappresenta molto più di un’attività ricreativa. Attraverso la creatività, il movimento, l’improvvisazione e la relazione con gli altri, offre alle persone con demenza la possibilità di continuare a comunicare, esprimere emozioni e mantenere un ruolo attivo. La teatroterapia dimostra come un intervento non farmacologico possa contribuire concretamente al benessere della persona, valorizzandone le capacità residue e migliorando, al tempo stesso, la qualità della vita anche dei familiari e dei caregiver.
Bibliografia
Beard, R. L. (2012). Art therapies and dementia care: A systematic review. Dementia, 11(5), 633-656.
Emblad, S. Y. M., & Mukaetova-Ladinska, E. B. (2021). Creative Art Therapy as a Non-Pharmacological Intervention for Dementia: A Systematic Review. Journal of Alzheimer's Disease Reports, 5(1), 353-364.
A cura della dott.ssa Cornacchiulo Elena
laureta in psicologia clinica




Commenti